Gioco
La lunghissima attesa di chi soffre di colecisti
Alberto Vivarelli
Quasi tre anni per togliere i calcoli al fegato, due e mezzo per le emorroidi
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PISTOIA. Certo, di colecisti al fegato non si muore, ma quando arriva la fase acuta, il dolore è insopportabile; Buscopan o Toradol tolgono la sofferenza, ma non l'ansia in attesa del successivo attacco. Una vita in bilico col dolore. Non si muore nemmeno per le emorroidi, ma la convivenza è sempre fastidiosa e, a volte, dolorosa. Chi soffre di queste patologie deve rassegnarsi ai tempi biblici della sanità pistoiese: 965 giorni d'attesa per essere operati della calcolosi della colecisti, 896 giorni per liberarsi delle emorroidi. E non va meglio a quelle signore che soffrono di varici: per loro l'attesa può arrivare anche a 491 giorni. Il presente. Ad oggi, nessuna di queste patologie è considerata grave né urgente, per cui gli interventi finiscono nella cantina dell'attesa. Ma in base a quali meccanismi si finisce in cima o in fondo? «Nei casi indicati - spiega Silvia Briani, direttore sanitario dell'Asl 3 - si tratta di patologie molto diffuse. Sulla gestione incidono molti aspetti, come la frequenza delle urgenze nell'area chirurgica. Ad esempio su una frattura di femore si deve intervenire entro 48 ore, questo fa slittare gli interventi non ritenuti urgenti. Un altro esempio sono i tumori: queste patologie le trattiamo con precedenza assoluta». Più drastico il direttore generale dell'Asl 3, Alessandro Scarafuggi che non offre spiragli alla comprensione. «Prendiamo il caso specifico - spiega -. Se il calcolo non dà fastidio, non c'è alcun bisogno di operare, se invece ci sono calcolosi, allora si interviene secondo l'urgenza. È fondamentale essere conseguenti alla diagnosi. Il problema vero è che c'è una sensazione di bisogno più che bisogno reale. L'unica area davvero in difficoltà, è quella cardiochirurgica dove abbiamo una mortalità abbastanza alta tra le liste d'attesa. La causa è la mancanza di chirurghi». Il futuro. Oltre un milione di euro - in parte già investiti - per annullare le liste di attesa entro il 2011, come vuole il presidente della Regione, Enrico Rossi. Investimenti soprattutto sul personale. Entro la fine dell'anno gli ospedali di Pistoia e Pescia avranno 30 persone in più in organico: 9 medici, 14 infermieri (10 a Pistoia, 4 a Pescia), 6 oss (4 a Pistoia, 2 a Pescia), 1 tecnico. «Con questa nuova organizzazione, entro il 2011 - annuncia la dottoressa Briani - porteremo a 90 giorni il limite massimo di attesa per un intervento chirurgico. Questa dotazione di personale permetterà di garantire 534 sedute operatorie aggiuntive nel corso dell'anno, cioè 12 sedute in più alla settimana». Non solo. A gennaio aprirà un ambulatorio chirurgico al Ceppo ed è in via di definizione un accordo con il centro clinico San Paolo per l'utilizzo della sala chirurgica della struttura privata di Bonelle. Lì, saranno possibili interventi in day surgery effettuati dai chirurghi del Ceppo assistiti da infermieri e anestesisti del centro. Ma quest'accordo non sarà un modello, assicura Briani, «perché il nuovo ospedale avrà una dotazione chirurgica importante». «Cambieranno - spiega il direttore sanitario - anche le modalità di inserimento nelle liste di attesa: se c'è un bisogno chirurgico impellente, il paziente viene inserito subito in lista, altrimenti rimane sotto osservazione medica e in caso di necessità, entrerà nella lista». Risparmi. In futuro si dovrà stringere ancor più la cinghia, quindi occorrerà eliminare le incogruità. Ad esempio, è compatibile col bilancio la presenza di così tanti primari? Nella sola Medicina, ne abbiamo contati quattro: due a Pistoia e due a Pescia. «Stiamo riflettendo sulla riorganizzazione dei servizi - dice Briani -. Dobbiamo individuare le attività a bassa frequenza per centralizzare le aree chirurgiche e potenziare gli ambulatori. Nelle aree di grandi dimensioni, un solo primario non è sufficiente. Medicina non può avere un solo primario, ma quattro sono tanti. Nelle piccole unità possiamo unificare i primariati, cosa che abbiamo già fatto a Pediatria e Urologia».
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