Gioco
Briani: «Faremo una riflessione ma la funzione sociale di quel nosocomio è di grande importanza»
Il nuovo ospedale al campo di volo non ridimensionerà San Marcello
Alberto Vivarelli
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Alla fine, l'attenzione punta dritta al nuovo ospedale in costruzione nell'ex campo di volo. Si affronta il problema delle attese e dei disagi dei pistoiesi e da tre anni la sanità parla al futuro. Il nuovo nosocomio come la Città del Sole, il luogo della speranza, dove tutto funzionerà meglio, organizzato secondo un modello assolutamente innovativo: l'intensità di cura. Tutto ruoterà attorno al paziente. Ma forse la struttura che sta nascendo a ritmi velocissimi, è stata caricata di troppe aspettative perché non può un "modello" da solo, risolvere problemi complicati; sicuramente sarà un ospedale più bello, più accogliente, più efficiente: basterà per assicurare prestazioni più veloci? E come si riorganizzerà l'assistenza territoriale? «Il nuovo nosocomio è una grande opportunità per la sanità pistoiese - spiega Silvia Briani (nella foto), direttore sanitario del Ceppo -. Noi stiamo lavorando da tempo a questo nuovo modello. L'area medica dell'ospedale di Pescia è già organizzata così. Abbiamo iniziato, con gli apicali, un percorso in collaborazione con la scuola Sant'Anna di Pisa, che segue questo modello. Molti dei nostri professionisti hanno partecipato ai corsi della Regione». Poi c'è la formazione sul campo. Una innovazione, ad esempio, sarà la cartella clinica integrata tra le professioni ed unica per area. Ma il nuovo ospedale porta con sé problemi anche di natura sindacale da non sottovalutare. «Ora - ammette Briani - si apre la partita dell'organizzazione del nuovo ospedale. Il confronto coi medici e con i sindacati sarà strategico». Come strategico è il ruolo della formazione infermieristica: i laureati in Scienze infermieristiche sono pronti a questo nuovo modello sanitario? «I programmi dei corsi universitari - spiega Briani - tengono conto dell'intensità di cura, e non dimentichiamo che la presenza nei nostri ospedali durante gli anni dell'università, li prepara al nuovo modello. Comunque, dovremo riflettere sulla cosiddetta manutenzione infermieristica professionale nei settori specialistici per diversi motivi: può capitare che vengano a mancare contemporaneamente più infermieri e quindi dovremo essere in grado di proseguire l'attività. Come dovremo tener conto anche un'altra caratteristica: quello infermieristico è un personale ad alta mobilità». Il nuovo ospedale non toglierà niente a ciò che già c'è. Briani rassicura. Anzitutto San Marcello. «Abbiamo delle difficoltà - spiega - che ci obbligano a fare alcune riflessioni. Stiamo ragionando sulla riorganizzazione complessiva della sanità. Dobbiamo pensare ai numeri ottimizzando al tempo stesso i percorsi. In questo contesto, si deve tener conto che la montagna pistoiese è molto popolata, con persone anziane e non è agevole da raggiungere, quindi le funzioni del nosocomio di San Marcello devono essere garantite, salvo la possibilità di ottimizzare i servizi, magari cercando delle specializzazioni. Una riflessione andrà fatta, ma alla luce di una riorganizzazione complessiva. Senza dimenticare che San Marcello svolge una funzione sociale di grandissima importanza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
