Il Tirreno

Pistoia

Sindaco e presidente della Provincia impotenti

Un affare ingarbugliato gli amministratori chiedano chiarezza

Cristiano Rabuzzi

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 PISTOIA. L'affaire Aias s'ingarbuglia, s'attorciglia su se stesso in un crescendo di preoccupazioni e di paure per tutti. In primis i genitori che vedono aggiungersi alle sofferenze quotidiane uno stillicidio di "non notizie" che ne aumenta l'apprensione. Poi i dipendenti che vedono il loro futuro sempre più a rischio assieme a quello del nuovo centro. Infine la città e le istituzioni che si stanno vedendo recapitare una vera bomba a orologeria, della quale si comincia davvero a intuire la pericolosità.  Nell'incontro di lunedì pomeriggio in palazzo comunale, di fronte al sindaco Renzo Berti e alla presidente della Provincia Federica Fratoni, sono sfilate le facce stanche, avvilite seppur mai dome, scavate da anni e anni di sofferenze di decine di genitori. In cerca di una speranza, di un conforto, di un sostegno. In cerca di un perché, di una risposta ad una situazione paradossale, kafkiana. Risposte che neppure gli stessi amministratori erano purtroppo in grado di poter dare.  Perché l'Aias è stata commissariata? Quali ne sono i gravi motivi? Quanto durerà questo commissariamento? Quali sono le reali intenzioni del commissario e dell'Aias nazionale? Nessuno riesce a sapere nulla, eppure qui è in gioco davvero la credibilità (e non solo) di una città intera.  Don Pancaldo, in un appassionato intervento, ha citato il poeta, Mario Luzi: «La civiltà di una città si misura da come tratta i suoi disabili». Ecco, vedere le facce di genitori segnati da una vita di sofferenze stringeva il cuore. E far morire senza lottare l'Aias pistoiese sarebbe ingiusto, intollerabile, vergognoso. E indegno di una città che possa definirsi "civile". Perciò le istituzioni chiedano chiarezza. La pretendano. La verifichino.

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