Il Tirreno

Pistoia

La fondazione “Maria Assunta in cielo” è proprietaria degli immobili ma i mutui sono pagati dall’Aias

Ecco i no del commissario

Alberto Vivarelli
Il cantiere del nuovo centro dell’Aias
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Il cantiere del nuovo centro dell’Aias

Un prestito per sbloccare i pagamenti a banche e impresa

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 PISTOIA. Perché il commissario dell'Aias nazionale, non paga i lavori in corso per l'ampliamento della sede di via San Biagio? È la domanda che da mesi la città si pone. La risposta sta in un inghippo (o pretesto, secondo i punti di vista) nato dai rapporti statutari tra l'Aias pistoiese e la onlus Fondazione "Maria Assunta in cielo". Cosa centri la fondazione che ha sede tra Barile e Spazzavento, di fianco agli studi televisivi di Tvl, è presto detto.  La fondazione venne creata nel 1989. Lo scopo era quello di conservare ed incrementare il patrimonio immobiliare utilizzando gli avanzi di gestione dell'Aias. In pratica, la fondazione avrebbe acquisito beni immobili ma a pagare sarebbe stata l'Aias che, in cambio, avrebbe utilizzato questi spazi per le proprie attività con contratti di comodato gratuito. Per rendere possibili le operazioni, venne modificato lo statuto dell'associazione. La prima operazione immobiliare da parte della fondazione, fu l'acquisto dalla Provincia della ex Casa del ragazzo di via San Biagio. Per realizzare il progetto, sei anni fa la fondazione contrasse un mutuo con la Cassa di risparmio per un milione e mezzo di euro, le cui rate annuali venivano garantite dall'Aias sotto forma di oblazioni alla fondazione. L'Aias si sarebbe fatta carico anche delle manutenzioni, ordinarie e straordinarie dei beni ricevuti in comodato. Il mutuo non è stato ancora estinto.  Analogo percorso è stato seguito dalla Fondazione "Maria Assunta in cielo" per costruire l'ampliamento dell'Aias nell'ex campino di calcio. Il progetto prevede una spesa di 8 milioni di euro, i privati garantiscono una somma ingentissima: 2,5 milioni la famiglia Carrara, 1,5 la Fondazione Cassa di risparmio, ma non basta a coprire i costi e allora si ripete il modello San Biagio: la fondazione accende un mutuo le cui rate saranno pagate dall'Aias con il meccanismo delle oblazioni.  L'arrivo del commissario ha complicato tutto, perché Bagnale non ha riconosciuto quella modifica allo statuto dell'Aias provinciale e quindi ha bloccato i pagamenti. Per esempio la rata di 59mila euro per l'operazione San Biagio, scaduta a settembre, non è stata pagata, come non sono stati versati i quasi 800 milioni che l'impresa che costruisce l'ampliamento dovrebbe avere per lo stato di avanzamento raggiunto.  La soluzione? Secondo il commissario c'è una sola strada: l'Aias provinciale deve chiedere all'Aias nazionale un prestito per pagare le rate dei due mutui (e in questo caso la banca avrebbe il via libera per saldare la ditta). Strada in salita, soprattutto perché in questo modo l'associazione locale sarebbe costretta a pagare gli interessi sia sui mutui che sul prestito. Per i volontari pistoiesi, quello del commissario è un comportamento inspiegabile.  «Ogni Aias locale - spiega il tesoriere Alfonso Cremese - ha una propria autonomia patrimoniale. Autonomi a tal punto, che l'Aias nazionale non risponde di eventuali bancarotte delle associazioni provinciali».  A questo punto, per come si sono messe le cose, la sensazione è che nella vicenda si sia verificato un corto circuito da cui è difficile uscire e l'assenza fisica del commissario, rende tutto più complicato.  «L'unica cosa che il commissario ha dichiarato - svela Cremese - di fronte al dottor Bardelli, al dottor Federighi e a me - è che "ora bisogna distruggere l'Aias per poi ricostruirla"».  Ma ovviamente, non è questo il motivo del commissariamento, legato invece all'esposto inviato al presidente dell'Aias nazionale, Lo Trovato, da parte di trenta soci che avevano contestato il meccanismo elettorale nell'ultima assemblea dei soci. A loro giudizio quelle norme non sono democratiche.

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