La manifestazione
Doping, il 7,5% dice: «Si può fare»
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Sopra, uno scorcio della platea, sotto Giorgio Mazzanti, presidente della Fondazione Presentata la ricerca della Fondazione banche di Pistoia e Vignole
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PISTOIA. Tanto confusi quanto curiosi: l'83,6% degli studenti pistoiesi condanna il doping e sceglie lo sport genuino, quello che diverte e che fa bene alla salute. I ragazzi stentano a riconoscere le sostanze dopanti ma le bollano comunque come sbagliate. Nel calderone di inesattezze e false convinzioni chiedono ai loro insegnanti di affinare le conoscenze. Il gran numero di buon esempi però non deve ingannare. Alcuni infatti cedono alle lusinghe di anabolizzanti, epo, pasticche e punturine. È la minoranza silenziosa del poco sforzo e massimo risultato, un cancro presente anche sul nostro territorio. A registrare il fenomeno dopo 3 anni di ricerca l' "Indagine sullo sport giovanile pistoiese", un progetto realizzato dalla Fondazione banche di Pistoia e Vignole per la cultura e lo sport che ieri ha presentato i primi risultati, raccolti in una pubblicazione ad hoc, all'auditorium di via Panconi. Sulle tribune e in mezzo alla palestra una folla di studenti in arrivo dalle 11 scuole superiori coinvolte: dalla piana al centro, fino alla montagna pistoiese. Un lavoro titanico per vedere il doping attraverso gli occhi dei ragazzi. 1220 giovani, soprattutto 17enni e 18enni, sottoposti a un test perfezionato negli anni dal Centro psicopedagogico per lo sport. Gli adolescenti condannano il doping eppure ben il 20,8% di loro conosce qualcuno che ne fa uso, svelando una condizione pistoiese non certo rassicurante. Preoccupa ancor di più però l'assunzione potenziale di queste sostanze. Il 7,5% degli studenti infatti se avesse la certezza di migliorare la propria prestazione sportiva sarebbe disposto a prendere farmaci dopanti. Un atteggiamento possibilista che certo va fermato in fretta, cominciando dai banchi di scuola. Sarà proprio la collaborazione con gli istituti a segnare la seconda fase in questo viaggio di scoperta tra gli stili di vita dei giovani. Sconcerta anche l'uso smodato di superalcolici ammesso dagli stessi ragazzi. Ben l'11,1% infatti butta giù abitualmente rum o tequila puri da inghiottire in un sorso solo, i classici shottini per intendersi. Il 19,4% poi, almeno 5 volte a settimana, beve birra. Una comportamento che certo non allontana dal doping ma anzi, indica una propensione verso qualsisasi tipo di sostanza. Un vortice di dipendenze da cui è difficile uscire. «La libertà sta nel poter scegliere - ha ripetuto ai ragazzi il maestro dello sport del Coni Sandro Donati -. L'atleta, pur essendo un campione, è solo uno strumento nelle mani di altri interessi». Il fenomeno esaminato inoltre, non è più solo una faccenda che riguarda i professionisti ma ormai coinvolge perfino gli amatori. Dall'olimpionico di scherma Gabriele Magni, accolto dall'applauso, l'appello più sentito: «Quella del doping è una scorciatoia accattivante che va bandita. L'allenamento è fondamentale nello sport; appoggiatevi e chiedete consiglio a chi c'è passato prima di voi in questo mondo. E' meglio domandare che sbagliare». Anche il sindaco di Pistoia Renzo Berti, in veste soprattutto di medico, ha denunciato «il doping di natura culturale, l'idea di prevalere per forza che mette in discussione uno dei massimi pilastri dello: la lealtà». In prima linea ieri, come dal 2007 ad oggi, anche il presidente della Fondazione Giorgio Mazzanti. B.F.
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