Il Tirreno

Pistoia

Violente contestazioni alla Laing

Simona Laing candidata alla segreteria provinciale
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Simona Laing candidata alla segreteria provinciale

La candidata alla segreteria voleva portare il saluto al congresso di Pescia

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 PISTOIA. «Cosa di pessimo gusto». «No, alcuni presenti si sono allontanati per l'inopportunità di quell'intervento». Questo il pensiero delle due anime del Partito democratico su quanto è successo giovedì alla sede del Pd di Pescia. Oltre alla profonda divisione che pare quasi insanabile, rimane il fatto, gravissimo: a Simona Laing, candidata alla segreteria provinciale del Pd insieme a Marco Niccolai, è stato impedito di portare il saluto.  Ma andiamo con ordine: tutto nasce dalla partecipazione di uno dei due candidati alla segreteria provinciale del partito, Simona Laing (l'altro candidato - assente - è proprio il reggente dl Pd di Pescia Marco Niccolai), alla riunione di giovedì. Laing che, nella sua lettera inviata ai vertici provinciali e agli iscritti del Pd, denuncia un'aggressione verbale nei suo confronti.  Una versione confermata dall'ex sindaco di Pescia Antonio Abenante: «L'assemblea si stava praticamente chiudendo, quando è arrivata Simona la quale, dopo essersi seduta tra il pubblico, ha chiesto di poter salutare l'assemblea. È stato a quel punto che gli "hooligans" di Niccolai si sono scatenati, accampando la scusa che non c'era l'altro candidato. È stata una cosa di pessimo gusto, l'unità la si ricerca confrontandosi».  Diversa invece la lettura di Davide Petrini, candidato alla segreteria del Pd di Pescia, il quale evidenzia come quello di giovedì fosse un confronto tra candidati alla segreteria comunale, dove i candidati al vertice provinciale non erano stati invitati.  La Laing, sottolinea Petrini ah chiesto di parlare dopo che la riunione era stata dichiarata sciolta: «Alcuni presenti hanno rilevato l'inopportunità di tale intervento, vista l'assenza di contraddittorio e di parità di condizioni con l'altro candidato, e si sono allontanati. La candidata Laing ha comunque potuto rivolgere senza alcun problema il suo intervento ai presenti, senza che la sua esposizione fosse impedita o turbata da comportamenti atti a impedireòaòibera espressione del pensiero, né in quest'ottica va letta la legittima scelta di alcune persone di allontanarsi in modo composto dalla sala».  Ma il finale è stato burrascoso e la tensione è stata altissima. La violenza verbale c'è stata. L'episodio di Pescia non è altro che (forse) l'epilogo di uno scontro durissimo che ormai dura da quasi due anni tra le due anime del partito che nemmeno il commissario è riuscito a pacificare perché ormai si sono deteriorati i rapporti tra le persone.

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