Sicurezza
«L'inceneritore va chiuso»
Marco Benesperi
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A lato Perruccio direttore del Cis a destra manifestazione di protestaIl comitato torna alla carica: le dichiarazioni di Coppi sono chiare
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MONTALE. «Coppi afferma in modo chiaro che dalle analisi sulle matrici ambientali e animali nell'area di ricaduta delle emissioni dell'inceneritore, emerge una diffusa contaminazione, di cui una causa rilevante è certamente l'inceneritore». Parte da qui il comitato per la chiusura dell'inceneritore di Montale, dalle dichiarazioni del dottor Claudio Coppi. Le dichiarazioni del responsabile dell'Arpat di Pistoia, in qualità di testimone nel processo a carico del Cis sui superamenti dei parametri di diossina e furani nell'inceneritore di Montale del 2007, sono lo spunto per una domanda: «Perché le autorità di controllo non hanno preso, in questi mesi, provvedimenti come il blocco della vendita di ortaggi e animali da allevamento, la bonifica del territorio e la dismissione dell'impianto?». Secondo il comitato la dismissione è necessaria alla luce dei «ripetuti superamenti dei limiti emissivi per diossine e furani. Ci sono riscontri che spingono sempre di più a cercare la causa dei superamenti in un complessivo e strutturale malfunzionamento dell'inceneritore e, probabilmente, anche in una caratteristica tecnica intrinseca dei forni che non riesce a garantire abbattimenti significativi delle sostanze dannose», dicono. «Sui clamorosi ritardi nella comunicazione del superamento dei limiti emissivi - sottolinea il comitato - le indagini della polizia giudiziaria fanno emergere con chiarezza che la ditta Idro Consult per conto del Cis e in contemporanea con Arpat aveva effettuato i prelievi delle emissioni dall'inceneritore di Montale, informando verbalmente il 6 giugno 2007 del superamento dei limiti previsti dalla legge il geometra Capocci del Cis. Viene deciso di fare altri prelievi in data 22 e 27 giugno che confermano il superamento dei limiti verificatosi il 3 maggio, e ne viene data comunicazione verbale nuovamente al geometra Capocci. Il fermo dell'impianto avverrà poi solo il 18 luglio». «L'inceneritore - conclude il comitato - ha continuato a incenerire rifiuti per 40 giorni immettendo diossine, furani ed altre sostanze pericolose con danno certo per la salute degli abitanti. Ci sono tutte le ragioni per chiudere e dismettere l'inceneritore di Montale, anche considerando i risultati delle analisi su polli, acque e suoli. Non ci fidiamo più di amministratori e tecnici degli organi preposti alla gestione al controllo: Arpat, Asl, Cis, Province e Comuni». Il comitato per la chiusura dell'inceneritore si ritrova ogni giovedì sera alle 21,15 presso i locali della Parrocchia di Stazione.
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