Il dolore
Call&Call chiude a Genova
Marta Quilici
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Umberto Costamagna titolare della Call&Call di S. Agostino Costamagna: «Decisione inevitabile ma Pistoia è ok»
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PISTOIA. Chiude la Call&Call di Genova, lo storico stabilimento del gruppo dell'imprenditore Umberto Costamagna che appena pochi mesi fa ha rilevato la ex Answers, reimpiegando tutti i lavoratori. La notizia è stata confermata ieri mattina nell'ambito di un incontro che si è tenuto a Genova tra i sindacati e la direzione aziendale. Saranno centouno i lavoratori, a maggioranza donne, a perdere il lavoro: operatrici telefoniche specializzate in attività bancarie, finanziarie e di alta qualità. Ma per lo stabilimento pistoiese non ci saranno conseguenze, anzi. Paradossalmente la chiusura del call center ligure andrà a rafforzare tutto il gruppo e, di conseguenza anche la postazione pistoiese. A precisarlo è lo stesso Umberto Costamagna. «La notizia della chiusura dello stabilimento genovese è vera - spiega -. Purtroppo è stata una decisione inevitabile. Quel call center era in perdita da anni. Accoglieva soltanto 70 postazioni, per un totale di cento lavoratori impiegati. Era troppo piccolo per ammortizzare i costi generali. Il nostro gruppo deve puntare su impianti più grossi e quello di Pistoia è uno di questi». La tragedia di Genova serve dunque a salvare tutto il gruppo. «La sua chiusura - continua Costamagna - serve a rafforzare tutto il gruppo che conta 2400 dipendenti. Avevamo la necessità di chiudere Genova per ricompattare tutto il gruppo. Questa è stata una risposta che si è resa necessaria in un momento di crisi generale che, nel profondo rispetto per i lavoratori genovesi, sembra di ridotta entità, in confronto alle grandi crisi aziendali che interessano in questo momento il nostro settore in tutta Italia: abbiamo notizie di call center che non pagano stipendi per molti mesi. Questo non accadrà alla Call&Call. E anche nella triste decisione di chiudere Genova, abbiamo voluto, ammortizzare al massimo i disagi dei lavoratori. Delle 100 lavoratrici impiegate, 50 saranno riassorbite negli altri stabilimenti del gruppo, tra cui Milano e La Spezia, o saranno accompagnate alla pensione. Per gli altri chiederemo due anni di cassa integrazione». E Pistoia? «Il nostro gruppo è solido - assicura Costamagna -. A Pistoia non accadrà nulla di tutto questo. I lavoratori pistoiesi devono stare tranquilli. Anzi, lo stabilimento è in crescita: abbiamo da pochi giorni una nuova commessa nel settore assicurativo. Stiamo inoltre organizzando, insieme ai rappresentanti dei lavoratori anche un evento per celebrare la ripartenza dello stabilimento».
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