Il Tirreno

Pistoia

Ma a far rabbia agli abitanti di Catena è soprattutto lo stato del vecchio lavatoio

Panchine rotte, insetti e cartacce il triste degrado del giardino pubblico

Marta Quilici
Luigi Barghini mostra il vecchio lavatoio di Catena, risalente al dopoguerra
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Luigi Barghini mostra il vecchio lavatoio di Catena, risalente al dopoguerra

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 QUARRATA. Un vecchio lavatoio abbandonato e decadente, pieno di scritte, e diventato ricettacolo di sporcizia e degrado. Una panchina dal legno marcio, rugginosa e ormai senza schienale. Cartacce, vetri, bottiglie, bicchieri di plastica ovunque. In mezzo un vecchio cartello: "Giardino pubblico".  Siamo a Catena, in via Vecchia Fiorentina secondo tronco. Sulla sinistra, andando verso Tizzana, poco prima della chiesa, sorge un piccolo appezzamento di terra, pubblico.  Un angolo verde in mezzo alle case, dove appena sette o otto anni fa i bambini andavano a giocare, divertendosi sulle altalene e sullo scivolo. Adesso dei bambini non ce n'è più traccia: sarebbe pericoloso per loro andarci a giocare. L'erba, le vasche e il pavimento del lavatoio sono disseminati di vetri rotti, cartacce e di sporcizia accumulata da ormai troppo tempo.  Dello scivolo e dell'altalena non ce n'è più traccia e l'unica panchina rimasta, delle due che c'erano, è completamente inutilizzabile: marcia, rugginosa e pericolante, risulta essere piuttosto un pericoloso ostacolo che un luogo su cui riposare un attimo.  Il vecchio lavatoio, infine, che campeggia in quel piccolo pezzo di terra pubblica, è in pieno degrado e, nonostante strutturalmente sia ancora integro, sta lentamente cadendo a pezzi: dal lato che si affaccia sulla strada sono cadute alcune pietre: sono franate a terra e da mesi sono ancora lì.  Dalla colonna centrale, inoltre, pochi centimetri sopra la base, mancano, o sono stati tolti, alcuni mattoncini: ancora qualche altro scempio e l'intera struttura potrebbe risentirne e avere dei cedimenti.  Qulche mattina fa, poco distante dal "giardino pubblico" di Catena, c'era il signor Luigi Barghini, che abita nei paraggi. È lui a spiegarci la storia di quel lavatoio e a raccontarci di come, appena pochi anni orsono, quel giardino avesse tutto un altro aspetto. «Questo lavatoio - spiega il signor Luigi - fu costruito nell'immediato dopo guerra: le donne venivano a lavarci i panni. Sulla destra c'era il motore per pompare l'acqua nelle cinque vasche. In quelle laterali le donne ci insaponavano i panni e li strofinavano ben bene. Quella centrale, invece, un po' più grande, serviva per sciacquarli. Adesso purtroppo è in decadenza. È stato abbandonato. La sera spesso ci stanno i ragazzi che lasciano cartacce, sporcizia e lo deturpano».  Il degrado, come si sa, porta degrado e con il tempo la situazione non è che peggiorata. Sul fondo del giardino campeggia un bel noce; attorno solo erbaccia e sterpaglie che, insieme alla sporcizia, creano un habitat malsano, favorevole a insetti e zanzare. «Sette o otto anni fa - continua Luigi - questo giardino aveva ripreso a vivere. Noi cittadini lo avevamo ripulito, vi avevamo buttato, a nostre spese, un fondo di ghiaino per tenerlo pulito. Vi erano stati messi anche un'altalena, un piccolo scivolo per i bambini e due lampioni. Per fortuna questi ultimi ci sono rimasti. Il resto, invece, è stato tutto distrutto. C'erano anche due panchine su cui sedersi. Anche queste hanno fatto una brutta fine, purtroppo».  Il giardino adesso è in pessime condizioni, ma per rimetterlo a posto basterebbe davvero poco.

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di Redazione web