Il dolore
Niente agenti di scorta, saltano i processi
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Mamma Ebe In tribunale rinviata anche l'udienza per Mamma Ebe
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PISTOIA. L'emergenza carceri non riguarda solo il sovraffollamento, con detenuti stipati come sardine nelle celle, ma anche l'ormai cronica carenza di personale tra la polizia penitenziaria. E a Pistoia, ancora una volta, per tale motivo, sono saltati dei processi. Tra le udienze rinviate per causa di forza maggiore ieri mattina in tribunale, quella che vedeva sotto accusa Mamma Ebe. A causa della mancanza di agenti da destinare alla scorta, uno degli imputati - tra l'altro il marito della Santona - non ha potuto essere portato in aula dal carcere di Sollicciano, dove si trova detenuto. Un diritto garantito all'imputato dalla legge quello di essere presente al proprio processo. I giudici perciò non hanno potuto far altro che rinviare immediatamente l'udienza al prossimo 21 dicembre, rispedendo a casa i testimoni dell'accusa citati per ieri mattina: cinque poliziotti del commissariato di Cesena che condussero l'inchiesta che rivelò come, nonostante arresti e condanne, Gigliola Giorgini avesse continuato ad esercitare la "missione" di guaritrice non solo in terra emiliana ma anche nella sua villa sulle pendici del Montalbano. Le disposizioni di sicurezza impongono che la scorta per ciascun detenuto da trasferire sia composta da tre agenti. Nei giorni in cui i trasferimenti previsti sono relativamente molti, capita quindi che non ci sia un numero sufficiente di agenti da destinare ai furgoni blindati. L'alternativa sarebbe sguarnire in modo pericoloso le carceri. Per quanto riguarda il tribunale di Pistoia, il nucleo traduzione competente per i detenuti che non si trovano nel carcere cittadino è quello della polizia penitenziaria di Prato. Che ieri mattina doveva far fronte contemporaneamente ad un numero di scorte sopra le sue possibilità. Oltre al processo contro Mamma Ebe, per tale motivo, è saltato anche un processo per stupefacenti davanti al giudice monocratico con sette imputati, tre dei quali detenuti. Anche in questo caso, testimoni a casa e nuove citazioni a carico delle cancellerie. Tornando alla cronaca giudiziaria, ieri mattina, contrariamente alle attese, Mamma Ebe era oltretutto presente in aula. Detenuta nel carcere femminile di Sollicciano, aveva voluto essere presente soprattutto per incontrare il marito, Gabriele Casotto, la cui traduzione non è stata possibile. Associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso materiale e ideologico in ricette mediche e truffa ai danni dell'Asl le accuse per le quali lei e, a vario titolo, altre 12 persone (altre 4 sono già uscite dal procedimento patteggiando la pena nella fase delle indagini preliminari) sono imputate davanti al tribunale collegiale.
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