Il Tirreno

Pistoia

Quaranta testimoni contro Mamma Ebe

Carabinieri davanti a Villa Gigliola: lì Mamma Ebe esercitava la sua attività
◗
Carabinieri davanti a Villa Gigliola: lì Mamma Ebe esercitava la sua attività

«A Villa Gigliola visite e prescrizioni abusive». Si apre il dibattimento

2 MINUTI DI LETTURA





 QUARRATA. Sono quaranta i testimoni chiamati dalla procura a confermare davanti ai giudici le accuse contro mamma Ebe, al secolo Gigliola Giorgini, nel corso del processo che, questa mattina, con l'apertura della fase dibattimentale, entrerà nel vivo nel tribunale di Pistoia.  I primi a sedere sul banco dei testimoni saranno cinque poliziotti del commissariato di Cesena che condussero l'inchiesta che rivelò come, nonostante arresti e condanne, la Santona del San Baronto avesse continuato ad esercitare la "missione" di guaritrice non solo in terra emiliana ma anche nella sua villa sulle pendici del Montalbano.  Associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso materiale e ideologico in ricette mediche e truffa ai danni dell'Asl le accuse per le quali lei e, a vario titolo, altre 12 persone (altre 4 sono già uscite dal procedimento patteggiando la pena nella fase delle indagini preliminari) sono oggi imputate a Pistoia.  Negli anni Novanta - e fino al gennaio 2002, quando fu arrestata dalla polizia - Mamma Ebe ha vissuto in una villa a Carpineta, nel Cesenate. Quello che si celebra oggi è il "gemello" del processo concluso il 10 aprile 2008: il tribunale di Forlì condannò Mamma Ebe a 7 anni di reclusione. Il filone pistoiese era scaturito dalle indagini effettuate dal commissariato di Cesena, che portarono poi al processo di Forlì. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, una serie di reati compiuti dalla santona tra il dicembre 2002 e il gennaio 2004 erano stati commessi nella villa di San Baronto e negli ambulatori satelliti di Scandicci, Empoli e Capannori.  Tutti gli imputati sono accusati di associazione per delinquere. La Giorgini in veste di promotrice e organizzatrice. La procura la considera "il capo e il vertice dell'associazione", nonché il centro motore di tutte le attività illecite. Punto di riferimento morale e spirituale per i propri clienti, che la considerano in possesso di particolari doti o poteri taumaturgici, secondo le accuse riceveva e visitava i "pazienti" sia presso la villa sul Montalbano che nelle abitazioni di alcuni coimputati adibite ad ambulatori di fortuna ad Empoli, Capannori e Scandicci. E là, praticava loro terapie e prescriveva farmaci, ottenendo e facendo prescrivere farmaci mutuabili in danno del servizio sanitario nazionale.  In questa sua attività, Gigliola Giorgini era affiancata, secondo il pm, dal marito Gabriele Casotto.  Per questa mattina è previsto l'affidamento a un consulente tecnico dell'incarico di trascrizione delle registrazioni delle intercettazioni telefoniche. Quindi, l'escussione dei testimoni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web