Sicurezza
«La mia vita, diventata un incubo»
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Il racconto al Tirreno della ragazza perseguitata La ragazza perseguitata dall'operaio, racconta al Tirreno i mesi di terrore
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SAN MARCELLO. «Ho appena iniziato s.....a, tanto sei troppo idiota da capire chi sono». È uno dei numerosi sms che Antonella (è il nome di fantasia che le abbiamo dato per non rivelare l'identità della ragazza), per mesi e mesi ha ricevuto dall'operaio arrestato nei giorni scorsi per stalking. Anche la ragazza vive e lavora sulla montagna pistoiese. Una vicenda assurda quella che ha vissuto Antonella, calata senza volerno in un film dell'orrore; perseguitata da qualcuno senza nome e senza volto. «Ho avuto paura - racconta -, mi sentivo sempre seguita, mi aspettava all'uscita dal lavoro, in zone che io frequentavo; mi sentivo osservata ma non capivo da chi. Era diventato un vero e proprio incubo. La mia vita iniziava a non essere più quella di prima». Poi i danneggiamenti. «Una ho avuto l'amara sorpresa di trovare il tubo di scappamento della macchina pieno di schiuma ad espansione». Questo succedeva all'inizio di settembre. Dopo una settimana, Antonella ha trovato una gomma dell'auto completamente tagliata e dopo poche ore è arrivato il primo sms di minacce: «Ho appena iniziato st....a». Una storia allucinante, anche perché tra i due non vi erano mai stati rapporti di alcun, solo conoscenze occasionali; del resto in montagna bene o male si conscono tutti. «Non ho mai avuto proposte di alcun genere - assicura la ragazza -, solo una richiesta lavorativa, che puntualmente ho rifiutato pensando al fatto che questa persona potesse essere interessata e non mi andava di avere a che fare con lui. Ho avuto paura e ho ancora paura, perché questa persona mi ha perseguitato con sms minacciosi, anche ogni giorno a qualsiasi ora, dalle cabine telefoniche, mentre dal suo cellulare alternava sms provocatori, ad altri più rassicuranti del tipo: "Hai una colazione pagata al bar e spero che risolvi presto la situazione così ti posso difendere". Non lo volevo avere tra i piedi». Insomma una persecuzione allucinante per Antonella. «Ancora non mi sono ripresa - confessa -, vivo nel terrore che non rispetti gli arresti domicilari e che mi possa ancora dare fastidio. È grave - racconta ancora la ragazza, che a due giorni dai fatti di Signa, i magistrati abbiano inflitto lo stesso tipo di pena, mettendolo agli arresti domiciliari. A Signa il tizio è uscito di casa ed ha accoltellato la vicina e sua la figlia». Un mese di appostamenti e di minacce solo per sms, mai a voce e mai un incontro per strada, una cosa assolutamente anomala. «Devo ringraziare la Squadra mobile di Pistoia - conclude Antonella -, che ha accolto subito la mia denuncia e si è attivata per scoprire chi fosse il mio persecutore. Tengo a precisare che tra i tanti spregi subiti non c'è stato quello del diserbante nel mio giardino, avvenuto molto tempo fa».
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