Italia
Blitz dei carabinieri in due ditte cinesi
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A sinistra i carabinieri mostrano i capi di abbigliamento recuperati nelle aziende I controlli a San Michele e Catena portano ad un arresto e sei espulsioni
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QUARRATA. Blitz dei carabinieri di Quarrata e Agliana in due ditte cinesi della Piana. Un arresto, sei espulsioni e due denunce il pesante bilancio dopo i controlli dei militari svolti tra lunedì e mercoledì scorso. Le aziende si occupavano di abbigliamento e articoli di moda. L'operazione ha coinvolto le stazioni di Quarrata e di Agliana, i carabinieri del Nil, il comando della polizia municipale aglianese e il personale Inps e Inail. Diciannove gli addetti trovati nel capannone di Catena. Tra questi 5 senza permesso di soggiorno. Denunciata per sfruttamento della manodopera clandestina la titolare H.X., una ventottenne residente nel bresciano ma attualmente in Cina. Arrestato invece per inottemperanza a un precedente ordine d'espulsione L.J., cittadino cinese di 36 anni. Pessime le condizioni igieniche in cui erano costretti a vivere i lavoratori asiatici. A sorvegliare l'area ben 2 telecamere piazzate dagli affittuari sopra i portelloni d'entrata. Dentro reti e materassi luridi ammassati ovunque, alcuni poggiati direttamente per terra. In mezzo, nello spazio centrale da lavoro un calderone di macchine da cucire, maglie e attaccapanni pieni zeppi di pantaloni. In ogni angolo dello stabile ancora persiste l' odore acre e insalubre di sporco. In una delle cinque stanze presenti inoltre, divise da un improbabile cartongesso, i militari hanno scoperto un nascondiglio d'emergenza. Un corridoio stretto e alto accessibile da un varco di un metro per un metro aperto ai piedi della parete e camuffato da un pannello a incastro. Una sorta di striscia, larga poco più di 45 centimetri, a scorrere fino all'estremità di una delle camere ricavate nell'edificio. Nel capannone di Catena, con la facciata completamente coperta da un'altra struttura, anche una cucina pronta all'uso. Tegami, pentole, posate, piano cottura e lavello: un vero e proprio covo in cui vivere. Nella stanza persino tre enormi freezer e due grandi tavoli ovali. I carabinieri tenevano sott'occhio la ditta da tempo. Dopo aver eluso la videosorvegliana imbastita dai cinesi, chiuso tutte le uscite e essersi appostati all'esterno, i militari sono entrati sorprendendo i 19 addetti a lavoro. Insieme a questi anche una bimba di 8 anni. La piccola stava facendo compagnia agli operai. Sono 9 invece i lavoratori trovati ad Agliana durante i controlli svolti in un'azienda di San Michele. Tra questi solo uno era senza permesso di soggiorno. Mancano quindi i termini per parlare di sfruttamento del lavoro clandestino. La denuncia per la titolare è invece quella di impiego di manodopera priva di copertura assicurativa. Una ditta che operava completamente al nero quindi con condizioni lavorative estreme. Orari che andavano dalle 12 alle 13 ore giornaliere, 7 giorni su 7, con stipendi attorno ai 400 euro. Il Nil (Nucleo ispettorato del lavoro) ha sospeso le due attività imprenditoriali recuperando inoltre 120 mila euro di contributi previdenziali evasi. Immobili, attrezzature e prodotti sono al momento sotto sequestro. Ancora da chiarire le conseguenze per i proprietari degli stabili. Di sicuro nel caso quarratino verrà fatta una richiesta al Comune per il ripristino delle norme di sicurezza. L'operazione è stata svolta nell'ambito di un vasto controllo territoriale mirato ad arginare la concorrenza sleale e lo sfruttamento della manodopera clandestina.
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