Il Tirreno

Pistoia

A Roma pacifici ma arrabbiati

A Roma pacifici ma arrabbiati

Trecento pistoiesi hanno partecipato alla manifestazione

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PISTOIA. «Sì ai diritti. No ai ricatti». «Anche il lavoro è un bene comune». Con slogan, striscioni e bandiere, in trecento ieri mattina sono partiti da Pistoia per partecipare alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom a Roma, a difesa del contratto nazionale metalmeccanici e per ribadire l'importanza della sicurezza e del diritto al lavoro. Un corteo di operai, studenti, giovani precari e lavoratori di tutti i settori ha invaso Roma.

Un corteo pacifico, nonostante le previsioni di infiltrazioni e i vari avvertimenti di possibili scontri che si erano succeduti nei giorni scorsi. «Stiamo dando un grande esempio di civiltà - afferma Marco Scartabelli, impiegato nell'azienda metalmeccanica Ricciarelli Spa -. Giovedì sera Bonanni, segretario della Cisl, disse che questa sarebbe stata una manifestazione politica. Non è così». Ieri mattina dal parcheggio della Breda alla volta di Roma sono partiti 6 pullman: oltre 300 persone. Senza contare quelle partite in treno e col pullman da Maresca. Sui sedili si mormora e ci si scambia le idee. Sui sedili in fondo ci sono alcune studentesse: Angela Furfaro, Sara Barni e Giorgia Cerri di 22 anni e Sara Maraghelli di 20.

«È la prima volta che partecipiamo a una manifestazione nazionale di questo tipo - spiega Angela -. Personalmente ho partecipato alle manifestazioni di Libera a Napoli e a Milano, ma credo sia importante essere anche a fianco dei lavoratori. Vogliamo portare in piazza le idee dei giovani che non sempre vengono ascoltate. Si combatte ancora poco per cambiare le cose: la gente è trascinata dai messaggi televisivi, è insicura e ha paura del futuro». «Anche per me è la prima volta - spiega Sara Barni -. Ma per questa occasione così importante ho voluto provare a partecipare. Esserci». Alle 14 i pulman pistoiesi arrivano a Roma e raggiungono piazza dei Partigiani, punto di partenza del corteo. Si srotolano le bandiere, si stendono gli striscioni; l'entusiasmo aumenta ogni volta che si incontra un gruppo di altre città e regioni. Il corteo pistoiese si stende dietro lo striscione della Fiom, a cui dà man forte quello della Cgil Pistoia.

A sostenere i metalmeccanici pistoiesi, infatti ci sono anche i lavoratori di tutte le altre categorie: del tessile, del mobile, i precari. C'è il segretario generale pistoiese, Gessica Beneforti, il presidente del consiglio comunale Marco Vettori e l'assessore provinciale Parronchi. Ci sono anche le ragazze dell'Answers: «Dopo quello che ci è successo - spiega Silvia Guidotti, giovane lavoratrice Answers - ci sentiamo in dovere di dare la nostra solidarietà a tutti gli altri lavoratori.

Per me questa è praticamente la prima volta che partecipo a manifestazioni nazionali. Prima della vertenza-Answers, infatti, ero del tutto estranea a questo mondo». Con lei ci sono Marila Mariotti, Roberto Barontini, Daniela Beccaria e Edi Canigiani, tutti dipendenti della ex Answers, nuova Call & Call. Il corteo prosegue verso piazza San Giovanni, dove è previsto il concentramento finale. Intorno alle 15.15 passa davanti al Colosseo; qualcuno guarda in alto, ma non verso le rovine romane: «Quello è l'appartamento di Scaiola!», grida qualcuno. I fischi e le urla aumentano, ma il corteo continua a sfilare pacificamente. I pistoiesi arrivano in piazza San Giovanni poco dopo le quattro.

«Quando si parla di diritti, di sicurezza sul lavoro - afferma Massimo Murgia della Ricciarelli Spa -, i lavoratori rispondono e quella di oggi ne è la dimostrazione. L'allarme che c'è stato nei giorni scorsi di possibili scontri è stato clamorosamente smentito». «Oggi i metalmeccanici hanno dato un grande esempio a tutta l'Italia - afferma Maurizio Palandri della Niccolai Trafile -. Da qui deve partire anche un segnale rivolto ai giovani per coinvolgerli maggiormente nella lotta per i diritti». Marta Quilici PISTOIA. «Non emergono questioni di particolare gravità nella gestione degli impianti sportivi di Capostrada a cura della Polisportiva Legno rosso». Al massimo ci sono alcuni problemi, che comunque sono circoscritti, bene individuati e sanabili. Netto il giudizio che emerge dal dossier preparato in 15 giorni dagli uffici comunali per far luce sulle polemiche scoppiate riguardo alla gestione degli impianti sportivi di via Bolognese.

Appropriazione illegittima degli incassi? Un milione di euro sottratti alle casse comunali? Niente di tutto questo, secondo la relazione, che è stata presentata ieri alla stampa dal sindaco Renzo Berti, dal suo vice Mario Tuci, dal direttore generale Renzo Ferri e da Maria Stella Rasetti. La commissione, che ha iniziato a lavorare il 30 settembre per concludere mercoledì il suo compito, era composta dai dirigenti del servizio segreteria Chiara Pierotti, del servizio verde e sport Arnoldo Billwiller e del servizio attività culturali Maria Stella Rasetti, da Ilaria Andreini (responsabile procedure e attività negoziali) e da Michelangelo Minghi (funzionario esperto del settore bilancio).

Nella ricostruzione storica in cui si articolano le 8 pagine della relazione finale, molto spazio è dato al periodo 2004-2005. Nel novembre 2004 Palazzo di Giano sceglie di dare una svolta alla gestione e si affida ad un bando pubblico per trovare un nuovo gestore fino al 2013, offrendogli la possibilità di innovare la formula fin lì adottata. Partecipano in due, ma vince la Polisportiva Legno Rosso perché il secondo concorrente, La Uisp, non presenta i documenti richiesti.

La Polisportiva propone un progetto di gestione che comprende un nuovo campo di calcio sintetico. Al Comune piace e il progetto viene approvato (luglio 2005), con tanto di contributo extra di 125.000 euro per coprire i costi particolarmente alti dell'intervento ipotizzato dalla Polisportiva. Nel settembre 2005 il nuovo campo è pronto e la Polisportiva inizia ad incassare i proventi della sua gestione, senza versarli al Comune, come prevedeva la convenzione. Sono oltre 31.000 euro, che difatti adesso Palazzo di Giano chiede indietro.

A marzo 2006, infatti, la convenzione stessa viene modificata dal Comune, stabilendo che anche i proventi del campo principale, come quelli degli altri impianti, possono essere trattenuti dalla Polisportiva a copertura delle spese, con l'obbligo di reinvestire gli utili. «È logico - ha commentato Renzo Ferri - attribuire al gestore le tariffe del campo. Altrimenti la Polisportiva avrebbe finito con il fare al Comune una pura e semplice donazione: avrebbero speso quasi 500.000 euro per fare il nuovo campo, senza nessuna remunerazione.

Ecco perché all'epoca il nuovo campo fu equiparato agli altri impianti quanto a destinazione delle tariffe». Nessuna illegittimità, quindi, secondo Ferri, di quella modifica che proprio l'avvocato del Comune Vito Papa aveva invece qualificato come fuorilegge. Ma perché un provvedimento «logico» (per usare le parole di Ferri) non è stato inserito direttamente nel bando dell'anno prima? «Perché - risponde il direttore generale - il bando stesso non vincolava il gestore rispetto al tipo di intervento da realizzare al Legno rosso. Abbiamo dovuto aspettare che l'intervento si concretizzasse per intervenire».

E le utenze? Anche lì, tutto in regola. Solo nel 2009 è maturata una maxi-spesa, ma a settembre è partita da Palazzo di Giano la richiesta di rimborso di 57.381 euro.Somme che vanno ad appesantire ulteriormente il bilancio della Polisportiva, in rosso - rivela la relazione - di 186.400 euro a fine 2009, a causa soprattutto dei forti investimenti attivati negli anni precedenti. Le polemiche dei giorni scorsi, comunque, non ruotavano solo attorno alla legittimità del rapporto Polisportiva-Comune, ma anche alla scelta di Palazzo di Giano di far reinvestire i proventi di un impianto moderno (e remunerativo) nello stesso impianto, quando in città ci sono altri impianti sportivi in pessime condizioni.

Ma il sindaco Renzo Berti difende la scelta. «Questa formula - dice - ha consentito di far crescere la qualità dell'offerta di impianti al Legno rosso, rispetto ad un recente passato in cui lasciava a desiderare. Quindi non solo la ritengo positiva, ma auspico che venga estesa». Il direttore Ferri aggiunge che solo con una formula del genere è possibile trovare privati disposti ad investire in impianti sportivi. Insomma, secondo l'amministrazione il gioco vale la candela. Ora sarà il consiglio comunale a decidere se questo approfondimento è stato sufficente o se - come chiedono le minoranze - sia invece necessaria una commissione d'indagine.

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