La protesta
Fiori sulla tomba di Schiano morto per difendere il lavoro
Roberto Daghini
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Tosca ed Ugo Schiano L'operaio della San Giorgio fu ucciso dalla Polizia nel '48 durante un corteo contro i licenziamenti
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PISTOIA. Sessantadue anni fa a Pistoia durante un corteo sindacale promosso per protestare contro i licenziamenti alla fabbrica Smi di Campotizzoro, rimase ucciso Ugo Schiano, operaio della San Giorgio, colpito al capo da una pallottola. Fu la prima vittima operaia in Italia caduta per la difesa dei diritti dei lavoratori, lasciava la moglie e la piccola figlia. Fu la prima vittima operaia in Italia caduta per la difesa dei diritti dei lavoratori, lasciava la moglie e la piccola figlia. Stamani alle 10 i dirigenti del circolo AnsaldoBreda del Pd insieme alla figlia di Schiano, Siria, deporranno una corona di fiori sulla tomba del lavoratore della San Giorgio. Furono momenti drammatici. La vedova, Tosca Agostini, non fu lasciata sola a accudire la figlia Siria che all'epoca dei fatti aveva solo quattro anni e oltre ad una sottoscrizione e alla solidarietà fu assunta come operaia alla S.Giorgio. Ma i guai per lei non erano finiti. L'8 gennaio 1950 fu denunciata dal questore di Pistoia per vilipendio al corpo di polizia. Secondo un rapporto dei poliziotti, la donna avrebbe fatto scrivere frasi ingiuriose contro il corpo della polizia sulla lapide della tomba del marito: "A Ugo Schiano di anni 26 ucciso il 16 ottobre 1948 mentre democraticamente difendeva il diritto al lavoro degli operai della montagna pistoiese lasciando nel dolore la sposa la figlia i genitori i fratelli e quanti lo conobbero e lo stimarono". Il processo si svolse nel 1952. Lo stesso pubblico ministero, dottor Romeo, chiese l'assoluzione per insufficenza di prove mentre l'avvocato difensore chiese l'assoluzione con formula piena. Così la Corte assolse Tosca. Alle elezioni politiche del giugno del 1953, alla signora Agostini fu venne inviata una lettera da parte di Mariano Rumor, in cui la si invitava a votare DC. La risposta a Rumor, fu chiarissima: «La mia riflessione da voi sollecitata risale al lontano 1948 quando in occasione di uno sciopero rivendicativo una mano armata dall'allora governo democristiano tolse la vita a mio marito, al padre di mia figlia. La vostra lettera mi fa pensare che vi abbiano mal consigliato e che vi sia un errore di indirizzo». Ricordi lontani, ricordi recenti, come quelli consegnati dalla vedova di Schiano al fotoreporter Lorenzo Gori nel corso della lavorazione del film documentario "Unsisapeanulla". «Durante il processo, i difensori della Polizia, sostennero che la pallottola estratta dalla testa di Ugo non era dello stesso calibro di quelle usate dalla polizia. Al processo d'appello fui poi assolta, perché il fatto non costituiva reato. Mi obbligarono, però, a coprire quella frase sulla lapide. Lo feci più volte, ma la notte i compagni e gli amici di Ugo andavano a riscoprirla». Tosca Agostini ha continuato a lavorare nello stabilimento S. Giorgio e poi Breda facendo lavori pesanti. Anche lei è una vittima dell'amianto: morì nel febbraio 2003, uccisa da un mesotelioma.
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