Il Tirreno

Pistoia

«La rottura? Non l'abbiamo voluta noi»

Caterina Bini
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Caterina Bini

Tornata dagli Usa, Caterina Bini ricostruisce le vicende interne

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 PISTOIA. Nelle ricostruzioni dei movimenti che hanno portato all'ennesima spaccatura del Pd pistoiese, la consigliera regionale Caterina Bini, che nelle ultime tre settimane era negli Usa per un viaggio di studio, è indicata come una delle principali attrici della vicenda che ha portato Area democratica, la componente dei franceschiniani, a dividersi in due tronconi: uno a sostegno di Marco Niccolai, l'altra che appoggia Simona Laing.  «A differenza di quanto sostenuto da molti riguardo al fatto che dagli Stati Uniti avrei orientato le scelte politiche locali - scrive adesso, ormai rientrata - posso dire di aver impegnato il mio tempo in un'esperienza davvero bella ed interessante... Non ho fatto pressioni perché ritengo che rinnovamento significhi investire su nuove energie e lasciare loro l'autonomia e la responsabilità delle scelte che compiono, misurando se valgono davvero oppure no. È un'idea di rinnovamento certo diversa rispetto a chi mira ad individuare solo quei giovani "fedeli" che possano scegliere in nome e per conto di qualcun altro».  «La scelta di Marco Niccolai che fino a pochi giorni fa trovava la convergenza di tutto il partito - continua Bini - era nata non in un confronto tra vertici, ma in una consultazione con il partito dei vari territori della provincia. Per precisare i fatti, eravamo d'accordo unitariamente per le candidature di Niccolai e Durante... Tutto questo nonostante si pensasse che non vi erano motivazioni sufficienti per accantonare un'esperienza di segreteria unitaria come quella di Bruni, ma proprio perchè gli accordi si rispettano anche nelle parti meno gradite. La rottura è arrivata in seguito alla manifestazione di assenso e sostegno alla candidatura di Niccolai anche dalla parte di partito legata a Daniela Belliti che senza porre condizioni di sorta chiedeva solo di aggiungere le proprie firme in segno di appoggio alla candidatura. A questo punto ed in modo perentorio e documentabile è stato chiesto a Marco di non accettare quelle firme minacciandolo in caso contrario di sostenere un'altra candidatura. Questa è semplicemente la verità!».  Bini spiega che «Marco (Niccolai, ndr), non volendo esprimere veti che rappresentavano una chiara discriminazione verso una componente del partito, ha deciso di accogliere quelle firme... Di fronte all'unanimità su una candidatura che sarebbe stato un elemento assolutamente positivo dopo un anno di commissariamento, avrei considerato paradossale se Niccolai non avesse accettato un sostegno incondizionato. È evidente che non ha rotto gli accordi chi ha presentato la candidatura su cui tutti potevano convergere, ma altri presentandone una diversa, il che ci lascia più liberi di compiere le scelte che ci sembrano più giuste e dunque di sostenere la candidatura di Bruni che ha guidato il Pd in modo assolutamente unitario».  Bini risponde anche a chi accusa lei e gli altri franceschiniani del suo gruppo di aver fatto accordi con i bersaniani di Bertinelli e Belliti, visti come responsabili del commissariamento del partito. «Ricordo - scrive - che il voto che portò a quel commissariamento fu ad opera di due persone, Giampaoli e Sarteschi, dei quali uno è favorevole a Niccolai - Bruni, l'altra a Durante - Laing. Chi vuol fare polemica dovrebbe almeno ricordare i fatti».

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di Redazione web