Sicurezza
Ingiunzione di pagamento del tribunale di Prato al titolare: entro dieci giorni deve sborsare oltre 6mila euro
Elena, presto mamma senza stipendio
Marta Quilici
Da maggio l'azienda non le versa nemmeno l'indennità di maternità
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Un contratto a tempo indeterminato, ma niente stipendio da gennaio. Tra 15 giorni darà alla luce il suo bimbo, ma i soldi della maternità non li ha mai visti. In tutto deve avere oltre sei mila euro (6.476 euro) dall'azienda privata di prodotti postali di Prato, per la quale lavora. La protagonista della travagliata vicenda è Elena, una giovane ragazza pistoiese che ha passato parte della sua gravidanza tra sindacati e ispettorato del lavoro, Inps e tribunale, per vedere riconosciuti i suoi diritti di lavoratrice e di mamma. In fondo chiede soltanto di ricevere il compenso per le sue otto ore di lavoro al giorno che, da gennaio a maggio, ha trascorso negli uffici dell'azienda pratese. Ma l'aspetto che più la rattrista è il fatto che l'impresa non le ha neppure mai pagato, da maggio ad oggi, gli stipendi di maternità, che l'Inps comunque rimborsa all'azienda sotto forma di sgravi contributivi. Elena abita nella prima periferia di Pistoia sud insieme al suo compagno e alla sua numerosa famiglia. Prima di entrare in maternità, tutte le mattine per due anni è andata a lavorare in un'azienda pratese di prodotti postali. Un'azienda che, almeno ai tempi dell'assunzione, sembrava seria e affidabile. A testimonianza di questo, Elena aveva infatti un contratto full time di quarto livello a tempo indeterminato: il sogno di ogni lavoratore. Ma alla fine dell'anno scorso hanno iniziato a farsi largo i primi sentori di instabilità, fino a che a gennaio le cose sono precipitate. L'azienda ha chiuso i rubinetti e Elena non ha ricevuto più lo stipendio. «Ci davano qualche spicciolo ogni tanto - spiega -: 760 euro in tutto. Poi, quando a maggio sono entrata in maternità anticipata, non ho ricevuto più niente e anche adesso che sono in maternità obbligatoria continuo a non ricevere niente». Elena ha denunciato la cosa agli organi competenti e al tribunale di Prato: «Ad agosto sono andata all'Inps - spiega - dove mi hanno detto che avrebbero potuto fare ben poco. Allora mi sono rivolta all'Ispettorato del lavoro di Pistoia, il quale mi ha mandato a quello di Firenze che, a sua volta, mi ha indirizzato a quello di Prato. Tutto questo in piena estate, in gravidanza e con un sentimento addosso di ansia e rabbia insieme: non posso accettare infatti che l'azienda non mi paghi la maternità che, comunque, le viene rimborsata dallo Stato». Elena ha fatto la denuncia. «La settimana scorsa - spiega - il tribunale di Prato ha mandato un'ingiunzione di pagamento all'azienda che ha 10 giorni di tempo per rispondere, altrimenti scatterà il pignoramento dei beni. In realtà la situazione è più complessa. Quando sono entrata a lavorare nell'azienda eravamo circa una ventina di dipendenti. Poi alla fine del 2009 ci sono stati alcuni cambiamenti: il socio di maggioranza se n'è andato e l'azienda si è trasformata da Spa a Srl. Poi sembra si sia accorpata a un'altra azienda romana. All'inizio dell'anno eravamo rimasti 4 dipendenti. Ora, poi, sono rimasta soltanto io. In realtà l'azienda è ancora attiva, visto che ha anche vinto un appalto pubblico per un Comune del territorio. La mia odissea comunque continua, almeno fino a febbraio quando mi scadrà il termine della maternità e dovrei tornare a lavoro. A quel punto vediamo cosa succederà».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google