Sicurezza
Cassa integrazione al Gruppo Vichi
Marta Quilici
Mercoledì nuovo accordo coi sindacati, coinvolti 117 dei 180 dipendenti
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AGLIANA. È stato firmato mercoledì l'accordo tra sindacati e il gruppo Vichi per un anno di cassa integrazione straordinaria per 117 dei 180 dipendenti dell'azienda di controllo tessuti aglianese. Le ore di cassa integrazione saranno distribuite in 12 mesi e impiegate a seconda delle esigenze specifiche del momento e dei settori. «Si tratta - spiega il direttore Bruno Paoli - di un accordo per così dire "preventivo".
La Regione, infatti, all'inizio dei 12 mesi vuole già avere tutti i nominativi dei lavoratori che potrebbero essere messi in cassa integrazione nell'arco dell'anno in questione. Per non rischiare di rimanere scoperti, abbiamo preventivamente comunicato un numero piuttosto alto di nominativi. Probabilmente, alla fine dell'anno il numero di lavoratori toccati da un periodo più o meno lungo di cassa integrazione sarà minore di tale stima».
Intanto, la Cgil, con il sostegno e la collaborazione dell'azienda, ha chiesto, nell'ambito dell'unità di crisi, l'intervento della Provincia per mettere in campo le strategie di formazione, riqualificazione e orientamento di tutti i lavoratori che saranno sottoposti a periodi di cassa integrazione: «Abbiamo chiesto - spiega Marco Ballati di Filtea Cgil - di attivare tutte quelle politiche attive che la Provincia solitamente mette in campo nei casi di cassa integrazione in deroga.
La Vichi sta subendo le problematiche comuni a tutte le aziende conto terzi e ne condivide anche molte caratteristiche: prima tra tutte la presenza di molte lavoratrici donne. Dato, questo, che mette il dito nella piaga di un'occupazione femminile in forte crisi». La richiesta di partecipazione attiva della Provincia vorrebbe quindi essere un tentativo di creare un cuscinetto di atterraggio preventivo qualora, al termine del periodo di cassa integrazione, l'azienda fosse costretta a prevedere alcuni esuberi.
«In questo modo - spiega Paoli - se alla fine ci saranno degli esuberi, si potranno trovare soluzioni diverse dalla mera mobilità. In generale questo non è un buon momento per l'economia, ma noi siamo ottimisti. A fine 2008 abbiamo avuto un crollo del fatturato e un calo di lavoro: a dicembre 2008 abbiamo attivato l'unità di crisi mostrandoci sempre collaborativi. A primavera di quest'anno è fortunatamente iniziato un assestamento.
Dei nostri circa 200 dipendenti ne abbiamo ancora fermi circa 50, di cui non poche, però, sono in maternità. Purtroppo questo settore risente di una frenesia crescente da parte degli imprenditori per cui lavoriamo, che ci riducono sempre più in balia della stagionalità, senza che si possa contare su una pianificazione del lavoro e degli ordini.
La concorrenza sulle tariffe è durissima. A noi, che paghiamo le tasse e vogliamo stare in regola, un lavoratore costa 18 euro l'ora. I nostri concorrenti sul territorio riescono a pagarlo anche 13,5 euro. Mi chiedo come sia possibile. Per noi significherebbe lavorare sottocosto».
La Regione, infatti, all'inizio dei 12 mesi vuole già avere tutti i nominativi dei lavoratori che potrebbero essere messi in cassa integrazione nell'arco dell'anno in questione. Per non rischiare di rimanere scoperti, abbiamo preventivamente comunicato un numero piuttosto alto di nominativi. Probabilmente, alla fine dell'anno il numero di lavoratori toccati da un periodo più o meno lungo di cassa integrazione sarà minore di tale stima».
Intanto, la Cgil, con il sostegno e la collaborazione dell'azienda, ha chiesto, nell'ambito dell'unità di crisi, l'intervento della Provincia per mettere in campo le strategie di formazione, riqualificazione e orientamento di tutti i lavoratori che saranno sottoposti a periodi di cassa integrazione: «Abbiamo chiesto - spiega Marco Ballati di Filtea Cgil - di attivare tutte quelle politiche attive che la Provincia solitamente mette in campo nei casi di cassa integrazione in deroga.
La Vichi sta subendo le problematiche comuni a tutte le aziende conto terzi e ne condivide anche molte caratteristiche: prima tra tutte la presenza di molte lavoratrici donne. Dato, questo, che mette il dito nella piaga di un'occupazione femminile in forte crisi». La richiesta di partecipazione attiva della Provincia vorrebbe quindi essere un tentativo di creare un cuscinetto di atterraggio preventivo qualora, al termine del periodo di cassa integrazione, l'azienda fosse costretta a prevedere alcuni esuberi.
«In questo modo - spiega Paoli - se alla fine ci saranno degli esuberi, si potranno trovare soluzioni diverse dalla mera mobilità. In generale questo non è un buon momento per l'economia, ma noi siamo ottimisti. A fine 2008 abbiamo avuto un crollo del fatturato e un calo di lavoro: a dicembre 2008 abbiamo attivato l'unità di crisi mostrandoci sempre collaborativi. A primavera di quest'anno è fortunatamente iniziato un assestamento.
Dei nostri circa 200 dipendenti ne abbiamo ancora fermi circa 50, di cui non poche, però, sono in maternità. Purtroppo questo settore risente di una frenesia crescente da parte degli imprenditori per cui lavoriamo, che ci riducono sempre più in balia della stagionalità, senza che si possa contare su una pianificazione del lavoro e degli ordini.
La concorrenza sulle tariffe è durissima. A noi, che paghiamo le tasse e vogliamo stare in regola, un lavoratore costa 18 euro l'ora. I nostri concorrenti sul territorio riescono a pagarlo anche 13,5 euro. Mi chiedo come sia possibile. Per noi significherebbe lavorare sottocosto».
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