Il Tirreno

Pistoia

Il giudice gli dà ragione, 51enne scrive a Napolitano e racconta dei suoi “diritti calpestati”

Patente sospesa per un errore

Marco Caruso incatenato per protesta davanti alla prefettura di piazza del Duomo
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Marco Caruso incatenato per protesta davanti alla prefettura di piazza del Duomo

Il Tar: commissioni mediche colpevoli di inadeguata valutazione

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 PISTOIA. Questa volta ha trovato un giudice che gli ha dato ragione. Marco Caruso, 51 anni, in guerra da due contro il Ministero dei trasporti per riavere la patente che gli era stata sospesa, ha subito scritto al presidente della repubblica Napolitano per gridare la sua rabbia contro chi avrebbe calpestato la sua dignità di persona in quanto "diversamente abile".  Il giudice in questione è il Tar della Toscana, in particolare la seconda sezione, che con una ordinanza resa nota nei giorni scorsi, parla apertamente di "inadeguata valutazione delle certificazioni rilasciate dalla Asl 3, attestanti l'assenza di controindicazioni alla guida". E per questo sospende il decreto del maggio 2010 che congelava la validità della patente di Caruso, riservandosi di prendere una decisione sul merito della questione tra un anno.  La sospensione della patente era scattata dopo che due Commissioni mediche (quella provinciale di Pistoia e quella regionale) avevano certificato, nell'ottobre 2009, che Caruso non poteva guidare, nonostante che ci fossero documenti dell'Asl che dicevano il contrario.  Per Marco Caruso perdere la patente è stato un mezzo dramma, come racconta nella lettera a Napolitano. Abitando a Pracchia e non potendo far conto solo sui mezzi pubblici, che dopo le 20 non ci sono, ha dovuto prendere in affitto una casa in città, con relativi costi. Caruso non se la passa bene, ha una pensione di invalidità di 518 euro più - racconta lui stesso - un contributo a integrazione del reddito. Quindi la casa in città per lui è un grosso sacrificio. D'altra parte voleva e vuole frequentare la scuola serale per conseguire la licenza di terza media e poi iscriversi ai corsi formativi della Provincia, per cui raggiungere Pistoia gli è indispensabile.  Per quest'insieme di ragioni Caruso si è battuto contro la sospensione della patente, con la stessa decisione con cui da anni si batte per quei suoi diritti che ritiene violati: il diritto di padre a vedere la figlia che gli hanno tolto, il diritto ad avere risorse economiche minime ma sufficienti e così via. «Oggi - ha scritto nella lettera a Napolitano - sono a denunciare ad alta voce, con rabbia e con tutta la mia forza, il marchio sociale che ho subito in prima persona. Il diritto dei deboli non è un diritto debole». F.Cl.

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