Il Tirreno

Pistoia

Per snellire i tempi primi interventi affidati a infermieri

Tiziana Gori
Mercoledì ore 22,10: una donna viene portata in ambulanza al pronto soccorso del Ceppo
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Mercoledì ore 22,10: una donna viene portata in ambulanza al pronto soccorso del Ceppo

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 PISTOIA. «Bisognerebbe utilizzarlo solo quando occorre veramente». L'uomo, un signore distinto, unisce la sua voce a quella di altri uomini e donne: operai edili, studenti e casalinghe che lasciano un loro commento sul Pronto soccorso. È il filmato, una sorta di brochure informativa su video, con cui l'Asl spiega cos'è il Pronto soccorso, che servizi dà e quali sono le corrette modalità di accesso.  E al "corretto utilizzo" del servizio invita anche Fabio Pronti, caposala all'ospedale del Ceppo: «Chi aspetta 12 ore non ha una reale necessità». Un commento, conciso, che non lascia spazio ad interpretazioni di sorta, si basa sull'esperienza quotidiana.  «Quali sono - fa notare - le risposte date dal territorio? Al Pronto soccorso le ottengono tutte. Da un lato però ci sono ancora tante persone che continuano a venire senza averne un bisogno effettivo. Un paziente che attende 7 ore non corre pericolo di vita, e comunque, in questo frangente, non viene lasciato a se stesso. L'operatore sociosanitario, a cadenza periodica deve informare lui e i parenti sulla situazione in atto. Non significa che in questo arco di tempo il paziente non venga rivalutato».  Come snellire i tempi di attesa. Se ne parla da molto, e finalmente qualcosa si sta muovendo. «Da un lato - afferma - i pazienti hanno sempre più bisogno di assistenza di base. C'è una soluzione, in Regione Toscana, che si basa sul modello studiato dalla Gran Bretagna per abbattere i tempi di attesa: il "see and treat", "vedi e tratta", per ridurre i tempi ad un massimo di 30 minuti».  Un protocollo specifico per le patologie minori in cui un infermiere specializzato avvia il percorso del paziente. «Nel nostro Pronto soccorso in parte lo stiamo già facendo, attraverso il "fast track", "percorso rapido". Dal triage, il posto dove l'infermiere dà il codice colore e attribuisce la priorità, viene attivata direttamente anche la consulenza specialistica».  «Ad esempio - spiega Pronti - si presenta una persona che ha male ad un occhio. Dal triage viene attivato direttamente l'ambulatorio di oculistica. Non si aspetta il medico che dice che il paziente ha bisogno dell'oculista. Questo passaggio rappresenta oggi circa il 20% dell'attività di Pronto soccorso».

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