Il Tirreno

Pistoia

Vivaismo, meno costi e più ambiente

Eugenio Fagnoni
In particolare nella vasetteria l’innovazione può essere una notevole fonte di risparmio
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In particolare nella vasetteria l’innovazione può essere una notevole fonte di risparmio

Risparmio di acqua, energia e tempo grazie alla tecnologia

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 PISTOIA. Nel vivaismo pistoiese c'è stato un grande salto di qualità. Negli ultimi anni, le aziende del settore - grazie all'aiuto della ricerca applicata - hanno unito l'innovazione di processo e di prodotto al rispetto ambientale. Con risultati notevoli.  Il dato è emerso chiaramente nel corso del convegno che, venerdì scorso, ha avuto come argomento le sperimentazioni attuate al Cespevi di Pistoia e le relative ricadute sull'attività dei vivai. Il direttore del Cespevi, Paolo Marzialetti, introducendo il confronto fra docenti universitari, tecnici del settore e vivaisti, ha evidenziato come «la grossa novità di oggi, rispetto a 30 anni fa, è che gli imprenditori sono più sensibili al rispetto ambientale, poiché hanno constatato che c'è anche un vantaggio economico, derivato dall'uso razionale dei fertilizzanti e dell'acqua e dal riciclo degli scarti verdi».  Una dimostrazione di questo salto culturale lo si è registrato negli interventi dei vivaisti presenti: Gilberto Stanghini ha spiegato di avere realizzato un impianto di irrigazione a goccia con 60.000 piante in vaso da 24 centimetri e di avere registrato un consumo modesto di acqua, irrisorio di energia e di avere usato meno prodotto, risparmiando tempo.  Il vicepresidente dell'Unione agricoltori, Francesco Mati, contitolare di un vivaio storico pistoiese, ha evidenziato come in Italia vi sia scarsa tutela dei brevetti, ma che «una soluzione positiva per il settore è stata trovata con la mappatura del Dna delle coltivazioni locali».  Il professor Alberto Pardossi, dell'Università di Pisa, ha fatto il punto di attuazione - ad un anno dal suo avvio - delle attività svolte al Cespevi per il progetto, finanziato dall'Arsia, "Vis-Vivaismo sostenibile", che vede lavorare insieme le Università di Pisa e di Firenze, altri centri di ricerca pubblici e privati e l'Istituto agrario "Barone de Franceschi" di Pistoia.  Il professor Pardossi, che è il coordinatore del progetto - iniziato nel 2003 su altri temi specifici - ha sottolineato che questo si inserisce in una ricerca di filiera del florovivaismo e che è potuto iniziare puntualmente perché l'Arsia ha erogato i finanziamenti. Dalla sua relazione si è constatato che, in questo primo anno, è stato realizzato l'impianto per la gestione dell'irrigazione con acque reflue depurate. Si è poi provveduto al controllo, tramite mezzi fisici, delle malerbe infestanti. Per l'attività di recupero invece si è provveduto allo studio del recupero degli "scarti verdi" e al recupero dei substrati esauriti (formati da torba e pomice) dopo due o tre anni di utilizzo, per verificare, prima di tutto- con un controllo biologico, se sono sani. Infine, si è analizzato come i substrati vengono contaminati dai semi delle infestanti.  La giornata si è conclusa con le visite guidate nei campi sperimentali del Cespevi.

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