Italia
Lo sbirro che racconta gli intrighi
Marco Vozzolo, 38 anni, vive a Pistoia e lavora alla Questura di Livorno
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PISTOIA. Quando il senso della giustizia si sposa con la passione per la storia. E l'amore per la scrittura fa da testimone alle nozze. Ecco che inizia a delinearsi il profilo del poliziotto-scrittore. Incarnato nel concreto da Marco Vozzolo. Nato a Castelforte, residente a Pistoia, adottato da Livorno. Poliziotto di volante di mestiere, romanziere per hobby (si fa per dire).
Cresciuto tra le rovine etrusche, Vozzolo ha 38 anni, di cui tre trascorsi a livorno. La Toscana lo ha adottato nel 1996. Vive a Pistoia con la moglie Benedetta, avvocato che ha uno studio in città, e la figlia Margherita, che ha due anni. Tra pochi giorni nelle librerie uscirà il suo terzo romanzo, "Guillame-De Villaret. Dell'ultimo templare", editore Iacobelli. Un romanzo storico dall'anima thriller, ambientato nel 1350 ad Avignone. I suoi due precedenti libri, "I gufi di Velathri" (2008) e "Ampoiles" (2009) hanno già avuto un ampio successo.
Vozzolo ha anche vinto il premio Garcia Lorca a Torino (III posto) e sempre nel capoluogo piemontese ha partecipato alla Fiera del libro con lo stand "Sbirri con la penna". Ma qual è il collante che tiene insieme polizia, storia e intrighi religiosi? E lo stesso scrittore a svelarci il segreto. Di cosa parla il suo nuovo libro? «È una storia ambientata nel periodo di transizione tra il papato di Avignone e quello romano.
All'epoca c'era Clemente VI, siamo negli anni in cui i Templari stanno per essere sciolti, alcuni andranno nell'ordine di san Givanni di Gerusalemme. Il libro si fonda sulla storia, ma poi spicca il volo seguendo un itinerario di fantasia. Il papa scopre che c'è un cavaliere, Guillame-De Villaret, che custodisce dei segreti. Facendo ricerche ho scoperto che all'epoca c'erano delle corporazioni vicine all'ordine dei Templari. Il cavaliere sa cose che potrebbero rivelarsi scomode per il papato. Il tutto si sviluppa su un contesto di traffico di reliquie... Di più non posso svelare». Cosa accomuna la sua professione alla passione per la scrittura? «Il senso dell'onore: i valori che animano i protagonisti dei miei libri sono gli stessi che sento nel mio lavoro e che cerco di comunicare al lettore.
Ma la cosa che mi dà maggiori stimoli è che nell'attività di scrittore posso applicare il metodo di indagine che uso nel lavoro: giro per i luoghi dove nascono i miei personaggi e faccio opera di ricerca in archivi e musei storici. Certo conciliare tutto è difficile». Cos'ha la storia di così irresistibile? «Sono sempre stato affascinato da questa materia... Mi dà vibrazioni. E visitare chiese, tombe e resti archeologici mi emoziona tantissimo.
Mi piace anche scrivere in questi posti: ho sempre con me pc e agenda, dove disegno e prendo appunti. Quando visito questi posti spesso porto con me mia figlia. E a quel punto le chiedo di toccare le pietre antiche, nella speranza che anche lei sia attratta dal calore che emanano. Ma finora non ho avuto grandi riscontri in lei...». Come si diventa scrittori?«Non è facile. Una cosa però posso dirla: bisogna osare, ma solo se si ha una buona base di talento misto a studio.
La cosa principale è proporre all'editore un buon prodotto, qualcosa in cui si crede, senza piegarsi alle leggi del mercato. Altrimenti meglio rinunciare». A cosa sta lavorando? «Ho in mente un thriller».
Cresciuto tra le rovine etrusche, Vozzolo ha 38 anni, di cui tre trascorsi a livorno. La Toscana lo ha adottato nel 1996. Vive a Pistoia con la moglie Benedetta, avvocato che ha uno studio in città, e la figlia Margherita, che ha due anni. Tra pochi giorni nelle librerie uscirà il suo terzo romanzo, "Guillame-De Villaret. Dell'ultimo templare", editore Iacobelli. Un romanzo storico dall'anima thriller, ambientato nel 1350 ad Avignone. I suoi due precedenti libri, "I gufi di Velathri" (2008) e "Ampoiles" (2009) hanno già avuto un ampio successo.
Vozzolo ha anche vinto il premio Garcia Lorca a Torino (III posto) e sempre nel capoluogo piemontese ha partecipato alla Fiera del libro con lo stand "Sbirri con la penna". Ma qual è il collante che tiene insieme polizia, storia e intrighi religiosi? E lo stesso scrittore a svelarci il segreto. Di cosa parla il suo nuovo libro? «È una storia ambientata nel periodo di transizione tra il papato di Avignone e quello romano.
All'epoca c'era Clemente VI, siamo negli anni in cui i Templari stanno per essere sciolti, alcuni andranno nell'ordine di san Givanni di Gerusalemme. Il libro si fonda sulla storia, ma poi spicca il volo seguendo un itinerario di fantasia. Il papa scopre che c'è un cavaliere, Guillame-De Villaret, che custodisce dei segreti. Facendo ricerche ho scoperto che all'epoca c'erano delle corporazioni vicine all'ordine dei Templari. Il cavaliere sa cose che potrebbero rivelarsi scomode per il papato. Il tutto si sviluppa su un contesto di traffico di reliquie... Di più non posso svelare». Cosa accomuna la sua professione alla passione per la scrittura? «Il senso dell'onore: i valori che animano i protagonisti dei miei libri sono gli stessi che sento nel mio lavoro e che cerco di comunicare al lettore.
Ma la cosa che mi dà maggiori stimoli è che nell'attività di scrittore posso applicare il metodo di indagine che uso nel lavoro: giro per i luoghi dove nascono i miei personaggi e faccio opera di ricerca in archivi e musei storici. Certo conciliare tutto è difficile». Cos'ha la storia di così irresistibile? «Sono sempre stato affascinato da questa materia... Mi dà vibrazioni. E visitare chiese, tombe e resti archeologici mi emoziona tantissimo.
Mi piace anche scrivere in questi posti: ho sempre con me pc e agenda, dove disegno e prendo appunti. Quando visito questi posti spesso porto con me mia figlia. E a quel punto le chiedo di toccare le pietre antiche, nella speranza che anche lei sia attratta dal calore che emanano. Ma finora non ho avuto grandi riscontri in lei...». Come si diventa scrittori?«Non è facile. Una cosa però posso dirla: bisogna osare, ma solo se si ha una buona base di talento misto a studio.
La cosa principale è proporre all'editore un buon prodotto, qualcosa in cui si crede, senza piegarsi alle leggi del mercato. Altrimenti meglio rinunciare». A cosa sta lavorando? «Ho in mente un thriller».
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