Gioco
«Mobile in crisi? Non c'è strategia nelle nostre aziende»
3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. «Se la crisi c'è, la colpa è degli imprenditori che non hanno alcuna strategia, non hanno creato niente di nuovo. Bisogna fare autocritica, prima di dare colpa alla concorrenza sleale». Per molti imprenditori quarratini, quelle di Fabrizio Benelli, direttore organizzativo del gruppo Nieri, sono parole taglienti come lame. É un invito all'autocritica, quello che Benelli ha affidato alle pagine del suo libro "La formula vincente", presentato tre settimane fa in Regione. Il libro sarà oggi pomeriggio sarà oggetto del seminario di Assindustria "Strategia di impresa in tempi di crisi". «La mia idea - spiega Benelli - quando ho scritto il libro, era quella di tracciare alcune linee teoriche sulla strategia di impresa. A dire la verità credevo che fosse un libro piuttosto "soft". Invece evidentemente, quelle che per me erano riflessioni ovvie si sono rivelate delle "sassate". Il motivo è che l'impresa, così come è stata portata avanti fino ad ora, non va. Le aziende toscane hanno tantissime inefficienze». Un esempio: «L'86% delle fabbriche di mobili - continua Benelli - hanno meno di 10 dipendenti. Il dato è in scala europea, ma si traduce anche a livello toscano. Questo non è un orgoglio, ma sintomo di immobilismo. Il dopoguerra è passato da 60 anni e siamo ancora alle microimprese. Non siamo ancora preparati a costruire grandi imprese». Benelli ha creato, come dice il titolo del libro, una "formula vincente" per la strategia aziendale: «La vitalità dell'impresa - spiega - è data da tre fattori: dalla pianificazione delle attività, dall'innovazione, che si realizza investendo nelle persone, e dalla crescita dimensionale dell'azienda. Ebbene, quali di questi tre fattori sono stati portati avanti dalle imprese del territorio? Non c'è azienda che faccia un piano di marketing serio, neppure quelle più grandi: non c'è strategia. Per quanto riguarda il personale: le aziende passano ancora di padre in figlio, ma non per una competenza specifica delle seconde generazioni, ma per semplice tradizione. E questa è la morte delle imprese che, invece, dovrebbero assumere gente competente e non importa se non sono cugini, nipoti o quant'altro. Le donne a capo di imprese sono in Italia soltanto il 10% del totale. E questo è uno scandalo perché sono più brave. In Toscana le poche donne imprenditrici hanno portato le loro aziende a livelli di eccellenza». E ancora: «Si assiste a un calo di fatturato nelle aziende: ma questo è solo il sintomo. La malattia è ben altra: manca la strategia. I cataloghi delle aziende del territorio hanno ancora prodotti di 30 anni fa. Ma cosa si aspettavano? Bisogna fare autocritica prima di dare colpa alla concorrenza sleale. Era facile fare gli imprenditori negli anni '80 quando per guadagnare bastava produrre. Ora si deve innovare. E invece non si è fatto nulla. Ma siamo ancora in tempo. Basta cambiare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
