Il Tirreno

Pistoia

Per Betti (Italia dei valori) molti immobili fruttano cifre irrisorie

«Il Comune chiede mini-affitti» L'assessore replica: gestione attenta

La sede del museo Marino Marini La caffetteria paga ogni anno 3.000 euro di canone
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La sede del museo Marino Marini La caffetteria paga ogni anno 3.000 euro di canone

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PISTOIA. Il Comune non è una società per azioni, che deve spremere il massimo utile dalle sue proprietà. Ma neanche una organizzazione dedita alla beneficenza. E invece, secondo il consigliere comunale dell'Italia dei valori Andrea Betti, Palazzo di Giano è di manica molto larga con gli affitti di alcuni suoi edifici. «Locazioni a canoni di affitto ben al di sotto dei prezzi di mercato» commenta Betti nell'interpellanza che ha depositato nei giorni scorsi. Allegato c'è l'elenco dei fitti attivi che il Comune riscuote. Spiccano cifre praticamente simboliche, come i 24,8 euro l'anno richiesti al circolo Arci di Torbecchia per i locali ex Enal, ma anche i 9.817 euro del centralissimo bar Duomo, i 3.000 (più Iva) per la concessione della caffetteria del Museo Marini, i 3.720 più Iva del bookshop-cartoleria alla biblioteca San Giorgio. «Si può notare - chiosa Betti - che alcuni di essi sono veramente sottostimati rispetto al tipo di attività svolta». Di qui la richiesta di chiarimenti in consiglio comunale. A fornirglieli sarà l'assessore al patrimonio Alberto Niccolai, che intanto ha già messo per iscritto una prima risposta.  «L'intervento di Betti appare intriso di una demagogia tipica di chi spara nel mucchio, per meri interessi di visibilità politica - commenta Niccolai - Sono infatti messe insieme, come se dovessero essere trattati allo stesso modo, varie tipologie di destinatari del bene, il che è già profondamente errato. Ci sono associazioni che perseguono utilità sociali senza fine di lucro e che svolgono servizi e funzioni a vantaggio del Comune; altre che, sempre con finalità non lucrative, svolgono attività di socializzazione; e poi vi sono soggetti che invece svolgono attività commerciali. L'utilizzo del bene, quindi, ha influenza anche sulla determinazione del canone».  Questo per gli affitti a enti come Croce rossa o banda Borgognoni, elencati da Betti. «Ma - continua Niccolai - a è altrettanto errato che dalla lettura dell'importo sia tratta una qualche conseguenza negativa, per mera volontà denigratoria o scandalistica, in relazione ad alcuni beni destinati ad attività commerciali, dovendosi tenere conto del complessivo interesse perseguito dall'amministrazione. È il caso, ad esempio, della caffetteria di pertinenza al Museo Marini: in realtà, non solo è stato predisposto regolare bando a cui hanno partecipato vari soggetti presentando progetti di gestione e migliorie, ma oltretutto l'aggiudicatario ha provveduto, come convenuto, ad effettuare costosissimi lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, che altrimenti sarebbero gravati sulle casse comunali per parecchie decine di migliaia di euro. Lo stesso dicasi per il book shop presso la Biblioteca comunale. L'aggiudicatario si è accollato tutte le opere di start up, altrimenti a nostro carico, oltre a corrispondere anche una percentuale sugli incassi».

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