Il Tirreno

Pistoia

Alla Smilea alcuni capolavori di Soffici

Massimo Vitulano
Ardengo Soffici nel suo studio
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Ardengo Soffici nel suo studio

Opere e disegni preparatori dell'artista-letterato che fondò Lacerba

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 MONTALE. "Ardengo Soffici: vocazione e mestiere", è questo il titolo della mostra che verrà inaugurata domani, alle 17,30 alla villa Smilea di Montale, un'esposizione di opere e disegni preparatori curata dal critico d'arte Marco Moretti e da Carlo Vanni Menichi, presidente del Centro studi ricerche espressive di Pistoia.  La mostra, che si protrarrà fino al 7 novembre, visitabile ogni venerdì, sabato e domenica dalle 15,30 alle 18,30, sarà incentrata sul rapporto sviluppato dall'artista di Poggio a Caiano con il paesaggio.  Il percorso espositivo rispetterà l'evoluzione artistica delle opere realizzate da Soffici, partendo dal dipinto "Casolari", un'opera ultimata nel 1912 costruita secondo un gusto marcatamente futurista, fino ad arrivare ai capolavori del periodo fascista, propri di quella fase conosciuta col nome di "Ritorno all'ordine".  Forse una delle opere più rappresentative di questo periodo è proprio il "Miracolo di San Francesco", l'affresco che si trova all'interno della fontana-tabernacolo situata al centro di piazza San Francesco a Fognano, nel territorio comunale.  Questo affresco, a detta di molti esperti il più importante tra quelli realizzati da Soffici e certamente quello dalle dimensioni più considerevoli, fu realizzato nel 1933-34 dietro commissione del podestà di Montale. Il tema dell'opera è appunto il miracolo compiuto da San Francesco, il quale riuscì a far scaturire dalla nuda roccia l'acqua.  Per la rappresentazione dell'episodio documentato nelle cronache che trattano la vita del santo, Soffici prese spunto dall'affresco realizzato da Giotto all'interno della Basilica Superiore di Assisi.  Il critico d'arte Marco Moretti, nella sua presentazione cartacea della mostra, attribuisce un importante ruolo alla natura nell'opera sofficiana: la ritiene la principale responsabile di un «rinnovamento delle arti attraverso gli elementi etici e spirituali che erano alla base della tradizione».  In effetti Soffici fu preso ad esempio nel periodo della guerra ed oltre da un'intera generazione di giovani artisti che iniziarono a muovere i loro primi passi grazie alla sua particolare interpretazione artistica del paesaggio. «Soffici, insieme a Ottone Rosai, fu il massimo ispiratore della pittura naturalistica toscana» ricorda Marcello Meucci, uno degli ultimi allievi del grande maestro.  Ma Ardengo Soffici non fu soltanto un artista di grande pregio che seppe dare voce alla propria interiorità tramite le arti figurative, fu anche un letterato che con i suoi scritti seppe mutare il panorama letterario dei primi decenni del Novecento. Collaborò a "La Voce" di Giuseppe Prezzolini, abbandonata a causa di alcune divergenze che lo portarono a fondare nel 1913, insieme a Giovanni Papini, la rivista futurista "Lacerba", sulla quale scrissero alcune delle migliori firme del neonato movimento futurista.  Soffici fu pure un intellettuale che manifestò apertamente le sue simpatie per il regime fascista, al quale dette il suo contributo firmando nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti e nel 1938 il Manifesto della razza. Sulla vita di Soffici sarà proiettato sabato 16 un documentario, sempre presso la villa Smilea a partire dalle 16,30, preceduto da una conferenza tenuta dal critico d'arte Luigi Cavallo.  Infine sabato 23 si terrà una visita guidata dalle 16 all'affresco di Fognano.

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