Il Tirreno

Pistoia

Corso per estetiste, poche speranze

Michele Galardini
In alto la sede della Muliebris a S. Agostino
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In alto la sede della Muliebris a S. Agostino

La Provincia non riconoscerà le ore svolte dagli studenti

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 PISTOIA. Prosegue con toni sempre più accesi la vicenda che ha investito l'agenzia formativa Muliebris e il suo titolare, Fabrizio Grilli. Una storia che ha interessato gli studenti della scuola di formazione per acconciatori e estetisti, che si tinge di sfumature sempre più grottesche, come testimoniano i diretti interessati. Situazioni kafkiane, come il divieto di tenere accesi i condizionatori, il mancato pagamento degli insegnanti da gennaio, materiali scaduti da addirittura dieci anni e utilizzati comunque per le lezioni, come le boccette di schiuma per capelli. Situazioni fortemente illegali all'interno della scuola pistoiese (una delle sette sedi regionali) che sono però emerse solo nei giorni scorsi.  «Ci siamo fatti coraggio quando abbiamo letto sui giornali la protesta degli studenti della sede di Prato», afferma uno dei ragazzi. Ogni iscritto ha una storia da raccontare dalla quale emergono precisi indizi di una truffa organizzata da tempo. «Ho iniziato il corso ad aprile 2008 - racconta una ragazza - ma i materiali per le lezioni, come il borsone dove mettere cosmetici e altri prodotti, sono arrivati molti mesi dopo. Non avevamo acqua calda perché il signor Grilli non pagava le bollette, ci avevano staccato il telefono, andavamo a scuola con il piumino e lo tenevamo per tutta la lezione; quando non bastava ci facevamo caldo a vicenda con il fon per capelli».  La beffa è arrivata a poche settimane dal completamento del corso, della durata totale di 1800 ore. In media gli studenti avevano tutti superato le 1600 ore di corso quando, proprio in prossimità della fine dell'ultimo anno, le irregolarità hanno preso una piega critica. «Da gennaio quasi tutti i professori non si presentavano a lezione, perché non pagati da novembre 2009, e noi venivamo obbligati ad andare a casa senza firmare il registro, così sarebbe risultato che eravamo stati noi a non presentarci a lezione. In questo modo non ci venivano conteggiate le ore».  Una ragazza, esasperata dallo stato delle cose, racconta di aver fatto una foto al registro per poter avere qualcosa che attestasse la realtà dei fatti e di essere stata, per questo, aggredita verbalmente dal titolare. «Abbiamo fatto due stage lavorativi ma il registro con le presenze del primo è sparito nel nulla e quindi la Provincia non ci può riconoscere quelle ore».  Qual è il ruolo della Provincia? Secondo l'assessore Magnanensi è di semplice «garante del corretto svolgimento del corso». Da un incontro con gli studenti truffati avvenuto lunedì sera, l'assessore ha ribadito che la Provincia non può riconoscere le ore svolte fino ad ora e che gli studenti, per completare la scuola, dovranno aspettare l'esito dell'incontro fra Provincia e Regione del prossimo 25 ottobre - nel quale sarà stabilita la possibilità o meno di stanziare fondi per permettere il completamento del corso - oppure iscriversi ad un'altra scuola di formazione che gli riconosca le ore già svolte, pagando però una quota forfettaria per quelle rimanenti.  Da Pistoia si passa a Prato, storie simili ma con esiti diversi. La Provincia di Prato, infatti, si è fin da subito impegnata a stanziare fondi affinché gli studenti potessero terminare i corsi senza costi aggiuntivi. Fra stipendi non pagati, affitti e bollette non saldati, la cosa più paradossale sembra però essere un'altra. Da qualche mese un foglio campeggia sull'ingresso a vetri della sede pistoiese recando la notizia dello slittamento delle lezioni. In un mese la data è stata modificata almeno quattro volte e l'ultima modifica avverte che le lezioni riprenderanno a fine mese ma solo per i nuovi iscritti.

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