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LETTERA

Non si può vivere di soli ammortizzatori sociali

Non si può vivere di soli ammortizzatori sociali

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Da quell'indimenticabile 29 maggio 2009, ultimo giorno di produzione, per molti mesi abbiamo atteso fiduciosi che alle insistenti voci di una imminente riapertura con ripresa dell'attività produttiva, facesse seguito un atto ufficiale e concreto. Ma questo non è avvenuto. A nulla è servito il costante sforzo profuso nei disperati tentativi di salvataggio dell'occupazione, operato da noi dipendenti e dalle associazioni sindacali, affiancati in questo dalle istituzioni locali (Regione Toscana e Provincia). Purtroppo non è restato che prendere atto della assoluta impossibilità di ridar vita alle linee di produzione degli apprezzati laminati "Mas", gettando noi dipendenti in un profondo stato di sconforto e smarrimento. Ma grazie all'impegno di sindacati e istituzioni locali, ci è stato concesso il beneficio aggiuntivo della cassa integrazione in deroga, la cui erogazione da parte di Inps è ormai prossima e quindi in anticipo di un mese rispetto alle attese.

E' stato pure possibile ottenere il pagamento della quota di Tfr giacente in azienda, ben 10 mesi prima di quanto normalmente accada in questi casi. Ed anche questo risultato è stato conseguito grazie all'assiduo lavoro svolto dalle associazioni sindacali che hanno costruttivamente mediato in tal senso. Siamo certi che il prezioso contributo delle istituzioni non verrà meno neanche in futuro, quando si tratterà di ottenere un prolungamento della cassa integrazione in deroga. Ma non si può vivere di soli ammortizzatori sociali. Lentamente e dolorosamente è affiorata la consapevolezza che solo consentendo lo smantellando degli ormai inutili impianti produttivi, avremmo potuto offrire un opportunità di riconversione al sito ex Mas con una possibilità di ricollocamento di almeno una parte dei nostri colleghi. Ecco quindi che vedere alcune delle macchine che per anni hanno fatto parte della nostra quotidianità, lasciare lo stabilimento di Bottegone, non ha avuto per noi il sapore amaro della perdita irrimediabile. Abbiamo interpretato questo transito come necessario per poter sperare in un futuro alternativo.

Un futuro che però deve essere opportunamente indirizzato. Non basta cioè che il sito industriale liberato dagli ingombranti impianti, diventi attraente per nuovi imprenditori. Devono essere conseguite le adeguate garanzie per una nuova e duratura occupazione. Condizione questa che richiede ulteriormente il coinvolgimento integrale di istituzioni e sindacato. Ne abbiamo bisogno e siamo certi che le nostre aspettative non verranno disattese. Alessio Rossi, Rsu Cisl Angelo Chirico Massimo Venturi dipendenti Mas

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