Sicurezza
Ago e filo contro la disoccupazione
Michele Galardini
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Patrizio Zini Un corso di formazione per sarti di professione
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PISTOIA. Trovare lavoro mentre, tutto attorno, la disoccupazione e la crisi tengono banco in quasi tutti i settori? Per l'agenzia Cesat e per Confartigianato è ancora possibile, o, almeno, non proibitivo. La spinta da cui è nata l'iniziativa "L'abito fa il monaco" è comunque quanto di più coraggioso ci sia in Italia in questo periodo. L'iniziativa fa parte del Pic (Piano integrato di comparto), promosso assieme alla Provincia, alle associazioni di categoria e ai sindacati. Le cifre parlano chiaro, secondo Paolo Magnanensi, assessore provinciale alle Attività produttive. «In Toscana - spiega - non siamo aperti alla creazione di nuove imprese, preferiamo essere dipendenti, avere un posto fisso d'ufficio. Secondo i dati Irpet, in Toscana l'iniziativa privata è pari al 24 per cento, molto inferiore ai valori riscontrati in regioni come la Lombardia (39 per cento) o il Veneto (64 per cento)». Grazie al fondamentale sostegno della storica Sartoria Monaco, di Agliana, è stato creato un corso di formazione per "addetti alla realizzazione di capi di abbigliamento", rivolto a giovani e adulti disoccupati, in cassa integrazione e in mobilità. Un corso vero e proprio di 900 ore totali, di cui le prime cinquecento di laboratorio teorico - che fortunatamente di strettamente teorico hanno poco - e le rimanenti destinate alla pratica in vista di un inserimento nel mercato tessile. Tredici gli iscritti, tra cui un solo uomo, che lo scorso marzo hanno intrapreso questo percorso, divisi in quattro gruppi di lavoro le cui opere sono state presentate ieri mattina negli spazi dell'associazione "Il Funaro". Creazioni diverse fra loro eppure originali nel mettere in mostra lo spirito dei rispettivi creatori, come per il gruppo "Tre civette sul comò", che ha scelto come filo conduttore il tema della follia che abita la realtà fino a ribaltarne le forme, oppure il gruppo "Sartinalto", che ha sviluppato il tema circense dell'equilibrio sul filo come allegoria della società contemporanea, caotica, eccessiva e tesa interamente alla spettacolarizzazione. Patrizio Zini, direttore di Cesat e di Confartigianato, nell'introdurre i lavori dei gruppi ha indicato i tre punti di forza dell'iniziativa. «Prima di tutto, mettiamo in moto la volontà di intervenire sui problemi occupazionali non solo per il reinserimento ma per (ri) creare realtà artigiane ormai quasi scomparse come le sartorie stesse. Poi abbiamo coinvolto due istituzioni nel campo della ricerca, Polimoda, e dell'esperienza, la Sartoria Monaco, ancora competitiva grazie soprattutto agli investimenti nella ricerca e alla settorializzazione del proprio lavoro in ambito teatrale. E, infine, questo è un corso impegnativo che fa emergere il saper fare e il saper essere, fondamentali in qualunque progetto di vita». Un progetto che in futuro potrà dare vita ad un Salone dell'orientamento per i più giovani che faccia luce sulle possibilità di un'iniziativa privata e creativa che per ora non trova posto negli istituti.
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