Il Tirreno

Pistoia

Linea dura sui cellulari a scuola

Linea dura sui cellulari a scuola

Alle medie e superiori devono restare spenti. Opuscolo sulla privacy

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PISTOIA. Le scuole mantengono la consueta severità degli ultimi anni sull'utilizzo dei telefoni cellulari a scuola. Ma la linea è diventata ancora più dura sul fronte delle riprese - foto e soprattutto videofilmati - eseguiti in classe col telefonino più o meno di nascosto e all'insaputa di compagni e insegnanti. Insomma, il cellulare è fonte di distrazioni e disturbo, ma può diventare un'arma che viola la privacy e scatena conflitti e malintesi se viene usato come videocamera, peggio ancora se poi il file prodotto viene diffuso attraverso internet su Youtube o qualche social network. I riferimenti legislativi sull'uso del cellulare a scuola sono le linee d'indirizzo firmate dal ministro Giuseppe Fioroni nel 2007 (governo Prodi), alla quale si è aggiunto qualche pronunciamento del Garante per la protezione dei dati personali.

Recentemente, il Garante ha diffuso una sorta di opuscolo-vademecum intitolato «La privacy fra i banchi di scuola». Si scopre che, in realtà, l'utilizzo di telefonini e videofonini non è vietato di per sé, purché le immagini vengano utilizzate esclusivamente per uso personale. Per esempio, in gita si possono scattare foto e video, purché le immagini vengano diffuse in esclusivo ambito familiare ed amicale. Spetta però alle singole istituzioni scolastiche, regolarmentare l'uso dei cellulari ed anche inibirlo. Ed è quanto hanno fatto, in pratica, tutte le scuole medie e superiori pistoiesi: bando al cellulare in classe, salvo sporadiche eccezioni dovute a motivazioni particolari. «Abbiamo avvisato i genitori che qualsiasi comunicazione avviene tramite la scuola - dice Anna Maria Tesi, dirigente dell'istituto comprensivo Martin Luther King - Per cui non c'è bisogno del cellulare, che i ragazzi della media devono tenere spento o, meglio ancora, non portarlo affatto, visti anche i costi e il rischio di perderlo o danneggiarlo».

Michele Ciraolo, preside dell'Itc Pacinotti e della media Roncalli, ricorda il vademecum del Garante, conferma che nelle sue scuole il cellulare è al bando: «Lo portano, se vogliono, ma deve restare rigorosamente spento. E' capitato che qualche studente viene trovato col telefono o gli squilla e si giustifica con l'esigenza di guardare l'ora. Comunque, i ragazzi ormai lo hanno capito e di casi come quello citato ne capitano al massimo cinque, sei nell'arco di un anno». Il preside dell'Iti Fedi, Angelo Borchi, punta l'attenzione sul fatto che la questione cellulare oggi si è spostata dalla distrazione od utilizzo improprio (per esempio per passarsi i compiti in classe) alla privacy. «Se un ragazzo viene pescato col cellulare che squilla o a inviare messaggi, si fa una romanzina, si mette una nota e finisce lì. Il problema viene dalle riprese e dall'utilizzo che i ragazzi possono farne, scattando all'insaputa di compagni e professori e magari inserendo i video su Youtube.

Le note ministeriali distinguono fra cellulari in grado di fare riprese e non, ma oggi è molto raro trovare qualcuno con telefonini che non fanno foto e video».«I telefoni non si possono usare durante le ore di lezione - dice Elisabetta Pastacaldi, preside del liceo artistico Petrocchi - L'anno scorso è capitato un episodio spiacevole, perché una classe scattò un video durante l'intervallo, mentre c'era anche il docente e poi lo diffuse all'esterno. C'era una studentessa che ballava e il video dava un'immagine di confusione che non corrispondeva alla realtà, perché non era durante la lezione». «Il regolamento al Forteguerri è chiaro - dice il preside del classico e scienze sociali Ivo Torrigiani - I cellulari vanno tenuti spenti durante l'attività didattica, altrimenti scattano provvedimenti disciplinari. Più complicata è la tematica dei videotelefonini, dove si può incorrere nella violazione della privacy. Anni fa ci fu, per esempio, una lettura molto restrittiva e venne vietato l'utilizzo di videocelluari alle gite o alle premiazioni. Oggi si può, con l'accortezza di diffondere le immagini in un contesto amicale e non, per esempio, su internet».
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