Il Tirreno

Pistoia

Grande preoccupazione per il futuro dei coltivatori quarratini, stritolati dalla concorrenza a basso prezzo

«L'olio ci costa 10 e ci rende 6 euro»

Beatrice Faragli
Sempre più olivicoltori producono olio solo per sé A lato un momento della raccolta Sopra la frangitura delle olive
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Sempre più olivicoltori producono olio solo per sé A lato un momento della raccolta Sopra la frangitura delle olive

La scorsa settimana un attacco di mosca in molte aziende del Montalbano

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 QUARRATA. La mosca olearia minaccia gli oliveti quarratini. Il primo nemico dell'olio è tornato all'attacco nella scorsa settimana. Nessun allarmismo però: «Il fenomeno per ora non è molto forte» rassicura l'agronomo Roberto Mastrodicasa.  La situazione inoltre è da tenere sott'occhio azienda per azienda, «è un problema zonale» spiega l'esperto. Ecco perchè a poche centinaia di metri da un'area appena sfiorata dall'insetto se ne può trovare un'altra pesantemente colpita. «Pur non essendo un attacco pericoloso - continua il tecnico in un bilancio complessivo - tutto è ancora da vedere e da monitorare settimanalmente». Olivicoltori quindi in guardia per la mosca dell'oliva, ma non solo.  «Purtroppo per l'olio di qualità vi sono altri nemici più potenti e pericolosi» denuncia Mastrodicasa. «La burocrazia, le multinazionali dell'olio che continuano a comandare sulla grande distribuzione, gli imbottigliatori che impongono i loro oli di pessima qualità a cui ormai hanno abituato i consumatori»: tutto questo sta portando verso l'abbandono delle colline e l'incuria degli oliveti.  Quarrata non è certo un'eccezione. Se in altre zone della Toscana il fenomeno è ormai dilagante, anche nel territorio quarratino alcuni agricoltori hanno da tempo iniziato a produrre solo per il proprio fabbisogno annuale, uscendo da un mercato ormai inaccessibile. «Si produce a 10 e si vende a 6 euro», spiega Mastrodicasa. Il settore, per i piccoli agricoltori, vuol dire rimessa continua. A tenere in mano gli oliveti ormai sono quasi tutti hobbisti pensionati. I coltivatori cadono sotto il peso dei prezzi sempre più competitivi.  Per spiegare la situazione basti un dato: «In Toscana si producono 250 mila quintali d'olio ma se ne imbottigliano oltre 2 milioni». Piccoli produttori quindi che si scontrano con i grandi imbottigliatori, quelli che vendono a 3 euro al litro. «La sfumatura nei termini è veramente minima: "prodotto e imbottigliato" per indicare un olio fatto in regione contro "prodotto imbottigliato" per indicarne uno che viene da fuori ma che è messo in bottiglia in un paese toscano».  Una differenza questa che può facilmente sfuggire all'occhio del consumatore. Secondo Mastrodicasa a fare le spese della burocrazia e del sistema in vigore è la qualità. «Purtroppo - spiega l'agronomo - per chi dovrebbe controllare è più importante tenere a posto i registri, le carte, piuttosto che produrre un olio buono». E aggiunge ironico: «Agli amici frantoiani raccomando non di produrre la qualità ma di non sbagliare a mettere le virgole sulle centinaia di documenti che devono ormai compilare».  La denominazione extravergine non passa cioè dal panel test, una prova di assaggio, un controllo fatto coi sensi dell'olfatto, del gusto e della vista (esame organolettico) ma soltanto da un controllo burocratico, fatto sui documenti. «Ormai i produttori delle nostre colline raccolgono solo le olive che serviranno a produrre l'olio per la propria famiglia e per gli amici, le altre le lasciano cadere. Cosa se ne fanno di un olio anche ottimo se poi non riescono a venderlo?».

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