Il dolore
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di sospendere il pagamento
Capitini, esproprio a peso d'oro
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Il sindaco di Agliana Eleanna CiampoliniComune di Agliana e Provincia chiamati a versare tre milioni
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AGLIANA. È una mazzata da circa 3 milioni di euro quella che si è abbattuta sui bilanci del Comune di Agliana e della Provincia, chiamate in tandem a sborsare l'enorme somma per rifondere i proprietari del terreno dove nel 1981 fu realizzato l'istituto tecnico Capitini. Nel 1987 gli espropriati, i fratelli Renzo e Renato Badiani, promossero una causa civile, richiedendo la somma di un miliardo e mezzo delle vecchie lire, sostenendo che il loro terreno era edificabile e valeva quindi molto di più di quanto era stata valutata anni prima. Comune e Provincia eccepirono subito che l'area era vincolata dallo strumento urbanistico a destinazione di verde pubblico e di conseguenza il valore del terreno risultava agricolo. Il processo di primo grado si concluse nel 2005, ovvero a quasi 19 anni di distanza, con una sentenza favorevole a Comune di Agliana e Provincia. Il giudice riconobbe il valore agricolo dell'area, e stabilì di liquidare agli ex proprietari una somma di circa 64.000 euro, alla quale si dovevano aggiungere poi gli interessi e la rivalutazione monetaria. Gli espropriati ricorsero in appello e, nel 2009, dopo altri 4 anni, i giudici di secondo grado ribaltarono la sentenza del tribunale, considerando il terreno edificabile, e riconobbero un credito nei confronti degli ex proprietari di quasi 450mila euro. Le amministrazioni presentarono ricorso in Cassazione e formularono al giudice di appello istanza di sospensiva, in attesa del terzo grado di giudizio, richiesta questa che venne respinta dalla Corte di appello, a giugno di quest'anno, con immediata esecutività della sentenza. «Si tratta di una vicenda complessa e annosa - spiega il sindaco Eleanna Ciampolini - nella quale adesso due fattori ci stanno mettendo in crisi. Da un lato, i tempi lunghi della giustizia, che hanno fatto lievitare le somme in gioco di quasi sei volte tanto, e dall'altro il fatto che il giudice d'appello abbia respinto la nostra istanza di sospensiva. Il mancato accoglimento della richiesta di sospensione determina una situazione di grande difficoltà che grava pesantemente sui bilanci, in un momento non semplice, in cui gli enti locali devono far fronte ai tagli imposti dalla finanziaria». «Non dimentichiamo poi - aggiunge il sindaco Ciampolini - che la scelta compiuta allora dall'amministrazione comunale e da quella provinciale, con l'esproprio di un terreno a fini pubblici, ha permesso sul nostro territorio la realizzazione di una scuola d'eccellenza, che negli anni ha contribuito in maniera fondamentale a formare tanti giovani e renderli professionalmente competitivi sul mercato del lavoro». «Non volendo scendere nel merito della vicenda, per la quale ci rimettiamo con fiducia e serenità al giudice di Cassazione - aggiunge l'assessore provinciale al bilancio Lidia Martini - la destinazione pubblica di un area indicata nell'ambito di un piano urbanistico è fattore strettamente vincolante ai fini di un atto di esproprio e l'indennizzo va calcolato secondo il valore agricolo del terreno. Pertanto, in attesa del terzo grado di giudizio, il mancato accoglimento della sospensiva da parte della corte di Appello ci crea un grave danno, perché tutti e due gli enti si trovano a dover gestire bilanci, che sono già seriamente compromessi dall'attuale manovra finanziaria e che non ammettono margini di errore, per la tutela dei servizi pubblici essenziali alla comunità».
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