Sicurezza
Otto imprenditrici multietniche
Marta Quilici
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Le otto imprenditrici che hanno fondato la cooperativa sociale Marocchine, albanesi e italiane danno vita a un'azienda di confezioni
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QUARRATA. Ce l'hanno fatta. Il percorso è stato lungo e faticoso, a livello sia burocratico che personale. É stata inaugurata ieri mattina, nella sua sede di via Europa 182, la cooperativa Integra. Un'impresa di confezioni e ricami, con alle spalle una storia unica nel suo genere. I soci sono otto, più la presidente, Arianna Baldi, del Pozzo di Giacobbe, che ha seguito il progetto. Tutte donne e di tre nazionalità diverse. Ad accomunarle è un passato non facile, spesso di sofferenza, ma anche la voglia di uscirne. Per molte di loro Integra ha significato un'opportunità di emancipazione e indipendenza. Non è un progetto di tipo assistenzialistico, ma una realtà che cammina con le proprie gambe, nata il 28 luglio scorso con la costituzione di una cooperativa sociale di tipo B che ha come scopo l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Integra produce borse e accessori moda, articoli per cerimonie, coperte e accessori per la casa, tovaglie e prodotti per la cucina. Fatima, Fousia (marocchine) Lucia (italiana), Roza e Marinela (albanesi) stanno alle macchine da cucire e creano i vari articoli utilizzando soltanto materiale di scarto e stoffe che sarebbero state destinate alla discarica. Cinzia (italiana) è addetta alle pulizie del laboratorio, di proprietà del Comune e in comodato d'uso alla cooperativa. Patrizia (portatrice di handicap fisico) ed Emanuela sono addette all'educazione e ad altre mansioni. «Sono già 11 anni che sono in Italia - spiega Fatima, 35 anni - Quando sono arrivata avevo 24 anni, due figli e uno in arrivo. Il più grande adesso ha 16 anni, quello di mezzo 14 e il più piccolo 10 e mezzo. All'inizio è stato difficile, da dicembre, poi, ho iniziato a lavorare alle macchine da cucire e adesso sono contenta di far parte della cooperativa». «Anch'io ho iniziato a cucire lo scorso inverno: ho imparato facendo le calze per la Befana!», aggiunge Marinela: 23 anni, è albanese, ha energia da vendere e gli occhi che brillano di entusiasmo. «Sono arrivata in Italia con i miei genitori e i miei cinque fratelli - racconta - tre anni fa. Il primo ho imparato la lingua, il secondo ho iniziato a lavorare facendo le pulizie qua e là, il terzo, questo, eccomi qua: faccio l'imprenditrice. Sono una delle otto socie della cooperativa». «Mio marito è tunisino e non riesce a trovare lavoro se non saltuariamente. Io vengo da una brutta esperienza: sono una ex tossicodipendente»: Cinzia ha 47 anni. Da 6 è sposata con suo marito e da 2 lavora nel progetto di costituzione di Integra. «Faccio le pulizie - spiega - sia nel laboratorio tessile che all'interno del Pozzo di Giacobbe. Sono stata tanto tempo senza trovare lavoro: non lo trovano i laureati, figuriamoci se lo trovavo io. Sono stata periodi senza uscire di casa, avevo le crisi di panico; questa esperienza mi ha dato tanto. Ho ripreso fiducia in me stessa». Fouzia, invece ha 42 anni ed è marocchina. Nel gruppo, lei è la veterana e la più esperta del cucito, perché ha seguito il progetto fin dal suo inizio, 4 anni fa. Ma non è sempre stato così. «All'inizio non è stato facile - spiega - avevo paura delle macchine da cucire. Andavano troppo veloci e io non ero abituata. Adesso si è tutto risolto, ci ho fatto l'abitudine e non ci penso neanche più. Ora le cose vanno meglio, anche se alcuni problemi rimangono. Io sono sola con due figli: un ragazzo di 20 anni che non lavora e un bimbo di sei. Abitiamo in una casa popolare, ma probabilmente ora la dovremo lasciare». Ieri nel laboratorio di Integra era un giorno di festa a cui hanno partecipato il Comune di Quarrata, la Provincia di Pistoia, la Caritas e molte altre autorità.
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