Il Tirreno

Pistoia

Macchine vendute pezzo a pezzo e sul futuro soltanto voci Così la Mas muore lentamente

Operai della Mas dentro l’azienda in una foto d’archivio
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Operai della Mas dentro l’azienda in una foto d’archivio

L'azienda simbolo di Bottegone è chiusa ormai da oltre un anno I lavoratori attendono i soldi della cassa integrazione in deroga

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 PISTOIA. Pezzo dopo pezzo, la fabbrica si sta svuotando. I prodotti finiti non ci sono già più da tempo. Nonostante le proteste e i picchetti davanti ai cancelli, se ne sono andate a poco a poco anche le macchine. Adesso a salutare la Mas di Bottegone è la "pressa Kappa", il fiore all'occhiello dello stabilimento, il punto di forza dell'azienda. Il camion che lascia lo stabilimento carico di macchinari smontati per gli operai è il simbolo più eloquente della fine della Mas.  La fine di un'azienda che ha rappresentato tanto, non solo per i 124 operai che vi lavoravano al momento della chiusura (adesso sono 111 quelli ancora legati all'azienda), ma anche per tutto il paese.  A Bottegone la Mas ha dato e tolto a seconda dei periodi, ma c'è sempre stata. Nel giugno dello scorso anno, invece, ha chiuso e ancora non ci sono prospettive di reindustrializzazione. Solo voci.  «Ma delle voci noi operai della Mas, non ne possiamo più - spiega Alessio Rossi dell'Rsu aziendale - è un anno e mezzo che sentiamo delle voci. Prima la cordata di imprenditori locali, poi quelli pratesi, poi aziende da fuori, fino alle più assurde e svariate ipotesi di un supermercato o di un vivaio. Tutte voci. Alcune vere, altre no, ma nessuna ha avuto mai risvolti positivi. Adesso sembra ci sia un'azienda pratese di pannelli fotovoltaici interessata alla riconversione, ma anche questa è soltanto un'altra voce».  E in questa prospettiva così vacillante, l'unica certezza sta in altri quattro mesi di cassa integrazione in deroga. Fino alla fine dell'anno i 111 cassintegrati Mas rimarranno legati all'azienda attraverso un nuovo periodo di cassa integrazione in deroga e una possibile proroga per traghettarli fino al 31 dicembre. Dopodiché il buio.  Dopo la chiusura dello stabilimento, infatti, era stato attivato per i dipendenti un anno di cassa integrazione straordinaria che è scaduta il 7 luglio. Quest'estate, dunque, i sindacati si sono recati in Regione per la firma di un ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga di quattro mesi (fino al 7 novembre) più una possibile proroga di un mese e mezzo per arrivare alla fine dell'anno. L'accordo è stato raggiunto, ma gli operai ancora non hanno visto neppure un euro dalla nuova cig in deroga.  «I tempi, c'era da aspettarselo, sono lunghi - afferma Rossi - l'Inps è praticamente oberato di richieste di cassa integrazione. Comunque questa settimana sono andato personalmente all'Inps a chiedere informazioni e sembra che le nostre rate siano a buon punto e dovrebbero arrivarci nei prossimi giorni. Intanto, per ammortizzare la prevedibile attesa di questi tre mesi, ad agosto l'azienda ci ha dato il Tfr e sono in corso le pratiche per la riscossione anche della parte di Tfr che, dal 2007 in poi, molti di noi hanno versato all'Inps. Chi ha invece deciso di versarlo nel fondo integrativo di categoria può ritirarne (e molti lo hanno già fatto) il 50%: l'altra parte sarà sbloccata con l'entrata in mobilità».

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