Attenzione
«Ci dividono in due il giardino»
Marta Quilici
Famiglia di Olmi contro il Comune per il terreno che sarà espropriato
3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. «La pista ciclabile dividerà in due il nostro giardino. Non siamo contrari alla sua realizzazione, ma il tragitto previsto è assurdo». La famiglia Baldi-Giannoni, abita a Olmi, all'inizio di via Montalbano. Un paio di settimane fa gli è arrivata, come ad altre cinque o sei famiglie dei paraggi, una raccomandata dal Comune di Quarrata in cui si comunicava la necessità di procedere all'esproprio di una parte del loro terreno per finalità pubblica. Trenta giorni di tempo per presentare osservazioni. «L'8 setttembre scorso - spiega Massimiliano Giannoni, genero del proprietario del terreno - riceviamo la raccomandata dove ci viene annunciato l'esproprio; noi neppure sapevamo che dietro casa nostra sarebbe passata la pista. Ma il punto è un altro. Il problema è che ci espropriano un ponticino sul fosso Galigana che collega i nostri due pezzetti di terra della stessa proprietà». Secondo il progetto, la pista passerebbe parallelamente a via Montalbano, nei campi dietro le case di sinistra (direzione Quarrata): andrebbe dritta per un centinaio di metri, poi, arrivata al fosso Galigana, farebbe una "U" per passare sul ponticino della famiglia Baldi, e uscire subito dopo continuando, sulla stessa linea di prima, a diritto fino al torrente Stella. «Una decina di anni fa - continua Massimiliano - abbiamo chiesto aiuto al Comune per rifare il ponticino: i miei figli erano piccoli e avevo paura che potessero farsi male. Il Comune ci rispose che era privato e dovevamo pensarci noi. Così abbiamo fatto, investendoci non pochi soldi. Adesso, per non fare un altro ponticino pochi metri più in là, nel punto in cui logicamente dovrebbe passare la pista, fanno virare il tracciato per usufruire del nostro, unico collegamento tra i nostri due piccoli terreni». «Da una parte ho l'uva e da quell'altra la cantina - spiega il signor Enzo Baldi, 82 anni, proprietario dei terreni -, da una parte gli attrezzi e dall'altra l'orto, da una parte il fieno e dall'altra i conigli: e l'unico passaggio è quel ponticino. Se ce lo tolgono, per andare per andare da una parte all'altra del mio terreno, dovrò passare con barroccio, attrezzi e tutto il resto da via Montalbano. Io sono anziano e quella strada è pericolosa: non c'è neppure il marciapiede e la zona pedonale è dissestata». Ma al signor Enzo, questo esproprio lo rattrista doppiamente perché lo fa tornare indietro di molti anni. «Prima era tutto del mio nonno - racconta -. Poi, piano piano, gli hanno preso sempre più terra, per allargare la strada, per fare le opere. Ma la mia famiglia non ha mai visto un soldo. Negli anni settanta, l'ultimo episodio: per allargare ulteriormente la strada, che stava diventando importante e trafficata, ci presero ancora altra terra. I lavori finirono intorno al '72 - '73. Dopo poco che la strada riaprì, mia madre, che forse non era abituata a tutto quel traffico, attraversò la strada e fu investita. Dopo pochi giorni morì all'ospedale». Forse è anche per questo, o perché sotiene di non aver mai visto una lira dagli "espropri" che per il signor Enzo, bidello in pensione e innamorato del suo orto, veder spezzettare la sua terra è un'ulteriore ferita al cuore. «L'amministrazione ha presentato il progetto a cose fatte - commenta Daniele Manetti -, fregandosene della democrazia partecipata e delle priorità che i cittadini richiedono. Com'è possibile, inoltre, costruire piste ciclabili su argini in pessime condizioni? Prima vanno ricostruiti questi e poi fatte le piste ciclabili».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
