Sicurezza
I gestori del locale e un dj accusati di omicidio colposo: «Spensero le luci dellimpianto»
Morì in piscina, 18 testimoni in aula
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Il pm Grieco che ha coordinato le indagini e a destra la piscina dove è morto Alessandro Bizzarri Via al processo per l'incidente che costò la vita al 17enne Alessandro Bizzarri
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SAN MARCELLO. Prende il via questa mattina, davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia, il processo per la morte di Alessandro Bizzarri, il diciassettenne morto il 21 giugno del 2008 nella piscina delle Ginestre. A comparire sul banco degli imputati - accusati di omicidio colposo - saranno i gestori del locale, Simone Mascagni, 46 anni, e Ivan Fini, 38, di San Marcello, e il disc jockey che animava la serata, Roberto Petrillo, 52 anni, di Calderara di Reno. Quella tragica sera, nella discoteca pizzeria di Maresca si svolgeva una festa quando all'improvviso decine e decine di ragazzi decisero di darsi una rinfrescata tuffandosi nella vicina piscina. Un tuffo che per tutti significò solo una parentesi di refrigerio, mentre ad Alessandro Bizzarri, 17 anni, di Maresca, costò la vita. Troppo tardi i presenti si accorsero di quel corpo adagiato sul fondo della piscina. Tutti i tentativi di soccorso risultarono vani: Alessandro era morto annegato. L'inchiesta partì subito, sulla scorta anche dell'esposto presentato dai familiari di Alessandro. Ad indagare sono stati i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Grieco. L'ipotesi era che la morte di Alessandro fosse stata possibile grazie ad una serie di omissioni e negligenze da parte di chi doveva controllare che tutto si svolgesse in sicurezza. I legali degli imputati (difesi dall'avvocato Giovanni Dini, del foro di Pistoia, i primi due, rappresentato dall'avvocato Cristofori di Bologna il dj) hanno invece sempre sostenuto la tesi della tragica fatalità: i loro assistiti avrebbero compiuto tutto quello che era nelle loro possibilità per impedire che i ragazzi - superate le transenne e scavalcato il cancello di un impianto non gestito da loro - si tuffassero in acqua e per far sì che ne uscissero al più presto, anche minacciandoli di chiamare i carabinieri. L'avvocato Ugo Ronchi, che rappresenta la famiglia della giovane vittima, anche nel suo esposto alla procura ha invece sempre sostenuto il contrario. Una delle tesi da lui portate avanti è che uno dei gestori del locale abbia spento le luci esterne dell'impianto delle Ginestre con l'obiettivo di indurre i ragazzi a cessare la "bravata" del bagno notturno: lo spegnimento delle luci potrebbe aver impedito ai presenti di accorgersi, durante quei pochi minuti trascorsi tra il tuffo di Alessandro e il rinvenimento del corpo, che il giovane (che non sapeva nuotare) si trovava in difficoltà. Per l'udienza di questa mattina in tribunale sono stati convocati 18 testimoni: sarà tramite i loro ricordi che il giudice dovrà ricostruire cosa avvenne quella tragica sera.
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