Il Tirreno

Pistoia

Slittano i lavori alla ferrovia un altro smacco per la provincia

La stazione ferroviaria di Pistoia
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La stazione ferroviaria di Pistoia

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Ci risiamo! Con mille motivazioni, pacatamente descritte e formalmente ineccepibili, viene comunicato che l'inizio dei lavori per il raddoppio della ferrovia Pistoia-Montecatini slitta ancora, ed inizierà nel 2012.  E' quanto annuncia l'assessore regionale Ceccobao, rispondendo ad una interpellanza dei consiglieri Bini e Venturi.  Ci pare ci sia ben poco da essere soddisfatti.  Secondo smacco per il territorio, dopo quello, subito da poco tempo, del Tubone per il sistema di depurazione della Valdinievole.  Queste ultime vicende dimostrano ancora una volta che la politica non riesce a leggere a ed interpretare non gli umori, ma le necessità della società e dell'economia. Si accetta una enunciazione di ritardo, perché in fondo due anni rispetto ad un'opera così imponente sono poca cosa.  Per la nostra provincia il raddoppio della ferrovia è basilare. Invocata da decenni, giudicata fondamentale, chiave di volta di uno sviluppo economico, produttivo e turistico. Oltre che dovuta ad una frazione di territorio innervata da un solo, asfittico binario.  Vedere ancora una volta che fra il dire e il fare, quando si tratta di importanti investimenti pubblici, c'è di mezzo il mare assieme ad un treno di parole, fa rabbia. Fa rabbia perché è troppo lento il passaggio dai protocolli di intesa, dagli accordi quadro, dagli accordi di programma ai fatti concreti, che sono l'unica cosa che il mondo economico vuole riscontrare.  Due anni (da sommare a tutti gli altri decenni, in cui l'opera è stata attesa) sono poco forse per i consiglieri regionali, e per quanti amministrano, a diversi livelli, un territorio che ha ricevuto pochissimo - a detta di tutti - in termini di infrastrutturazione.  Probabilmente, la questione era giudicata una sine cura nel momento in cui l'imprenditore aveva fiato e polmoni per colmare, con il proprio lavoro e le proprie risorse, queste lacune che si traducono in costi.  Oggi non è più così, e Cesare deve fare quanto è di Cesare: non ci sono spazi per prevedere una "supplenza" del privato alle assenze del pubblico, in un tessuto produttivo che sopravvive a fatica e che i suoi amministratori dovrebbero cercare di rendere appetibile anche per altre imprese, che potrebbero decidere di insediarsi qui, se saranno state create le condizioni, prendendo il posto di quelle che lo hanno abbandonato.  Purtroppo, a volte, invece già oggi si assiste al fenomeno di imprese pistoiesi sane che decidono di emigrare in luoghi più ospitali.  Anche questo è accettabile? Alessandro Sartoni consigliere incaricato alle infrastrutture Assindustria Pistoia

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di Redazione web