Il Tirreno

Pistoia

Scuola, sarà un autunno bollente

Alessandro Benigni
L’intervento dell’assessore Magnanensi
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L’intervento dell’assessore Magnanensi

No agli accorpamenti, blocco delle gite, presidi permanenti

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PISTOIA. Duemila presenze per dare un segnale forte. Duemila voci per lanciare l'allarme. Duemila teste per avviare una protesta, una lotta che si annuncia dura e difficile. Reagisce così il popolo della scuola, docenti e personale Ata, ai tagli imposti dal governo che stanno mettendo in ginocchio l'istruzione pubblica. Reagisce così in occasione dell'assemblea-manifestazione indetta dalla Cgil e prevista, almeno inizialmente, nella centralissima piazza San Francesco.  Purtroppo a scombinare i piani degli organizzatori ci ha pensato la pioggia, che ha costretto a spostare il tutto all'ultimo tuffo presso i locali del Dopolavoro Ferroviario. Il meteo avverso e le difficoltà logistiche non hanno però frenato la rabbia ed il dissenso di precari e non provenienti da tutta la provincia, che alla spicciolata sono arrivati nel nuovo punto di ritrovo.  In poco tempo la sala congressi è stata completamente riempita, mentre i ritardatari si assiepavano sulle scale e negli altri locali. Un'affluenza imponente e per certi versi imprevista: impossibile iniziare in quelle condizioni, in barba a tutte le norme di sicurezza. Così è stato deciso di spostarsi nuovamente in piazza San Francesco, complice la tregua concessa dalla pioggia. Per le vie del centro si è riversato un fiume di insegnanti, maestre, professori, supplenti, custodi e bidelli, ognuno con la sua storia da raccontare e con i suoi problemi da esporre.  Una volta in piazza, riprende a piovere, ma ormai è troppo tardi per cambiare ancora. Davanti a una moltitudine di ombrelli alzati è l'assessore all'istruzione della provincia Paolo Magnanensi a prendere per primo la parola. «Abbiamo dato il patrocinio a questa iniziativa - esordisce - perché la scuola pubblica ricopre un ruolo di fondamentale importanza nel nostro paese ed è quindi nostro dovere opporsi con forza a questo ignobile tentativo di smantellarla. Il ministro Gelmini non fa altro che raccontare bugie: dichiara di aumentare la qualità della scuola, di far crescere il tempo pieno e di ampliare il diritto allo studio, ma è sotto gli occhi di tutti che sta accadendo il contrario».  Dopo è la volta dell'assessore comunale Mario Tuci. «L'importante - dice - è far salire questa protesta anche a livello regionale e nazionale, nella speranza che cambi qualcosa».  L'insegnante Alberta Bresci ha una proposta: «Sono piacevolmente sorpresa dalla massiccia presenza, adesso serve un presidio permanente dove tutti noi, a rotazione, possiamo operare per raccogliere tutte le denuncie di situazioni di disagio e di violazione delle norme di sicurezza, per poi girarle a chi di dovere. Non dobbiamo arrenderci». Proposta accolta in tempo reale da Magnanensi, che al microfono promette di trovare quanto prima un luogo fisico adatto allo scopo.  Franco Buralli, segretario provinciale della Cgil scuola, afferma: «E' stata una settimana di grande mobilitazione a livello nazionale, adesso dobbiamo portare avanti la lotta. La categoria soffre, come dimostra la presenza oggi di tante persone non iscritte al sindacato. E' necessario fare fronte unico con gli enti locali per cambiare qualcosa». Non manca neanche qualche critica interna. «Non basta essere in tanti qui, stamattina - afferma Iolanda Cosentino - bisogna impegnarsi a fondo, mettersi in testa che i problemi non si risolvono in un giorno, lottare quotidianamente e fare informazione tra colleghi e nella scuola». «A giugno è stato creato il Comitato di difesa della scuola pubblica - continua Lucia Giacomelli - e mi aspettavo che si riunisse, in modo da organizzare un fronte trasversale che andasse al di là delle divisioni sindacali. Invece non è successo e oggi c'è solo la Cgil, quando servirebbe anche il contributo di Cisl, Uil e autonomi».  Sulla stessa riga Tiziana Giovanelli. «Era necessaria un'assemblea con la presenza di tutti - dice tra l'imbarazzo degli organizzatori - ma in realtà le divergenze personali la fanno da padrone. I Cobas sono gli unici che hanno proposto delle forme di lotta, che peraltro hanno anche pagato».  Buralli si difende. «Nessuna preclusione - spiega - ma Cisl e Uil hanno declinato il nostro invito».  Infine dopo la discussione sono state proposte alcune forme di protesta attiva, che verranno studiate a fondo e messe in pratica più avanti: blocco delle gite, opposizione allo smembramento delle classi, denuncia delle violazioni delle norme di sicurezza, rifiuto delle ore di supplenza. Si prospetta un autunno caldissimo.

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