Attenzione
«Con noi niente accordi separati»
Francesco Albonetti
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Monica Mariani (impiegata) e Diego Breschi (operaio) La squadra della Fiom per riconfermare la supremazia
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PISTOIA. La questione Pomigliano, con la possibilità che quell'accordo possa essere applicato anche in AnsaldoBreda, è il nodo centrale di questa campagna elettorale per il rinnovo della Rsu, che si svolgerà il 21 e 22 del mese, nella più importante azienda della provincia. Quattro le sigle in campo - Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uim-Uil e Ugl - le stesse dell'elezione precedente. Ed è proprio la Fiom, che ha lanciato l'allarme "pomiglianizzazione", la forza da battere nello stabilimento, potendo contare sulla maggioranza di 6 delegati su 12, il doppio della Fim. Eloquente un volantino diffuso ieri fra i lavoratori: «perché AnsaldoBreda non diventi un'altra Pomigliano il 21-22 settembre vota il delegati e le delegate della Fiom-Cgil». «Dobbiamo garantire che anche in AnsaldoBreda non si possano sottoscrivere accordi separati che vengono realizzati sopra le teste dei lavoratori e senza il loro consenso - dice Nicola Riva, segretario della Fiom - Il nostro sindacato non ha mai fatto né farà mai accordi di questo tipo. Stamattina (ieri per chi legge) il segretario nazionale Fim è venuto a raccontare che accordi come quello di Pomigliano non sono possibili in AnsaldoBreda perché la situazione è completamente diversa e Breda non è un'azienda in crisi. E' singolare che possa dire questo, quando lui stesso ha sottoscritto l'accordo per la cassa integrazione straordinaria per tutto il 2011. capisce. Se la Fiom non confermerà il proprio ruolo di rappresentanza maggioritaria all'interno dell'azienda, si corre invece il rischio concreto che quell'accordo nato per Fiat divenga patrimonio anche in AnsaldoBreda». I candidati. Volti nuovi e riconferme si dividono quasi alla pari fra gli undici candidati Fiom alla rielezione in Rsu, sei per il collegio degli operai e cinque per quello degli impiegati. Due le donne, entrambe impiegate. Gli operai sono Diego Breschi, Lorenzo Laveglia, Luca Lucarelli, Gabriele Melani, Massimiliano Tasi e Albano Tonioni. Gli impiegati, Elena Cotti, Monica Mariani, Salvatore Pagano, Roberto Simoni e Gianluca Zanetti. I delegati hanno sottolineato come il disagio serpeggi forte nello stabilimento, dalla manca degli investimenti nella ricerca ed innovazione, all'eccessivo ricorso di consulenze esterne e di interinali precari, fino al decurtamento del premio di risultato. C'è chi esalta il ruolo della Fiom, come Gianluca Zanetti (ingegnere) per il quale è rimasto l'unico sindacato a difendere i lavoratori contro l'idea, sempre più diffusa, «che imprenditori e lavoratori siano nella stessa barca, in qualche modo complici». E poi il fatto che i delegati Fiom «a differenza di quelli di altri sindacati, sono sempre stati presenti, sia nella soluzione di problemi interni che nella dialettica esterna, anche quando c'era da comunicare ai lavoratori qualcosa di spiacevole». Il programma. Quello della Fiom si divide in 8 punti: l'accordo del 4 marzo, con la necessità di una gestione trasparente di quell'intesa, che verifichi gli impegni presi dall'azienda, che maturò dopo una lunga e sofferta vertenza; poi l'integrativo aziendale, che si approssima alla naturale scadenza e deve riportare al centro la questione salariale. Quindi, il percorso democratico, ovvero il coinvolgimento dei lavoratori in ogni passaggio di accordo, attraverso il voto finale. Si prosegue con le politiche industriali, con una valorizzazione e un rafforzamento del ruolo di AnsaldoBreda in Finmeccanica attraverso una politica adeguata di investimenti e sinergie pr la ricerca lo sviluppo e l'innovazione tecnologica. Per quanto riguarda l'indotto, la Fiom giudica «ormai indispensabile la definizione di un quadro regolato per l'utilizzo delle attività dell'indotto, sia per quanto riguarda la parità de diritti per i lavoratori, sia per i volumi, gli addetti, la concertazione, la qualità delle lavorazioni e le certificazioni. Si passa poi al lavoro precario: la Fiom chiede l'attuazione del piano di integrazione del personale previsto dall'accordo del 4 marzo. Infine, gli ultimi due punti si riferiscono all'amianto, una battaglia tutt'altro che conclusa, e alla sicurezza.
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