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Pistoia

Statuto, il Pdl va avanti compatto

Una seduta del consiglio comunale alla Badia
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Una seduta del consiglio comunale alla Badia

Bocciati in consiglio tutti gli emendamenti del centrosinistra

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 MONTALE. Bocciate una dietro l'altra le correzioni proposte dall'opposizione montalese al nuovo statuto comunale. Si va verso l'approvazione finale senza accogliere gli emendamenti del centrosinistra. Nessuna marcia indietro della giunta Scatragli e dei suoi consiglieri su presidente del consiglio e assessore esterno, le due inedite figure introdotte dalle regole statutarie in vigore a breve.  Dopo il consiglio comunale di lunedì sera, il secondo atto di questa lunga discussione intorno al testo, lo scenario è già definito: l'amministrazione potrà crescere di numero.  Presidente del consiglio. È previsto e regolato con gli articoli 13 e 17 del nuovo documento. «In cinquant'anni di storia non ce n'è mai stato bisogno», commenta il capogruppo d'opposizione Sandro Nincheri. Il ruolo infatti fino ad oggi - si tratta di coordinare e organizzare i lavori del consiglio - è stato sempre ricoperto dal sindaco stesso. Le critiche del centrosinistra vanno soprattutto all'appesantimento che una figura così produrrebbe sull'intera struttura amministrativa, con ufficio, segretaria e ogni altro supporto necessario al compito di presidenza.  Da qui si approda diretti alla questione economica con l'emendamento presentato da Valentina Meoni (Pd) e subito scartato dalla maggioranza. La correzione proponeva di rendere lo stipendio, o indennità, della nuova figura più simbolico che sostanziale. Una retribuzione bassa quindi, in linea con «l'intenzione di non incidere sulle tasche dei cittadini» più volte ribadita dal governo Scatragli. Il capogruppo di "Montale che cambia" Federico Meoni ha spiegato, conciso, le ragioni della novità contenuta nello statuto: «Il centrodestra vuole la separazione delle cariche, espressione di democrazia. Sindaco e presidente devono essere due figure scisse».  Assessore esterno. Critiche ancora più aspre sul profilo introdotto dall'articolo 28. Due le motivazioni riportate da Nincheri in consiglio insieme alla proposta, rigettata, di abrogazione: «L'assessore esterno non passa dal vaglio elettorale (ndr, è nominato dal sindaco) e inoltre ha un costo economico». Opposizione compatta poi nel denunciare gli impegni presi dal centrodestra nella campagna elettorale del 2009: bloccare il numero di assessori a 4, quelli cioè già in carica oggi. Federico Meoni ha giustificato così la necessità di questa nuova figura: «L'assessore esterno dà l'opportunità al sindaco di avvalersi di qualcuno che ricopra una carica mancante. Le problematiche tra un Comune di 10 mila abitanti come il nostro e uno di 15 mila (ndr, in cui è previsto per legge il profilo in discussione) sono le stesse. Penso sia giusto dare anche questa possibilità ai sindaci». B.F.

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