Il dolore
Kappa 2, nessuna offerta
Marta Quilici
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Lavoratrici della ex Kappa 2 durante un’assemblea in fabbricaE le lavoratrici devono ancora riscuotere la cassa integrazione
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QUARRATA. Il 12 settembre 2009 la Kappa 2 chiudeva i cancelli. È passato un anno dalla chiusura definitiva dell'azienda tessile di Catena in cui lavoravano 87 dipendenti, di cui 85 donne. Dopo un anno le ex rammendine lottano ancora contro una cassa integrazione rinnovata a maggio dopo il fallimento dell'azienda e non ancora riscossa. Per lo stabilimento, nonostante lo sforzo di Comune, Provincia e sindacati, non si è ancora fatta avanti nessuna proposta di acquisto. Vertenza. Il 3 settembre di un anno fa la famiglia Gradi, da trent'anni titolare dell'azienda tessile conto-terzi, ha firmato l'atto notarile in cui decideva lo scioglimento della società. Soltanto qualche giorno dopo i sindacati furono avvisati, ormai a cose fatte, della cessazione dell'attività. Iniziarono subito le assemblee, ma il lavoro per qualche giorno continuò come per inerzia fino all'11 settembre, ultimo giorno di lavoro. Dal 12 i cancelli della Kappa 2 si chiusero definitivamente. Subito i sindacati richiesero e ottennero la cassa integrazione per gli 87 dipendenti che è durata fino all'8 maggio quando il tribunale di Pistoia ha emesso la sentenza di fallimento per la Kappa 2 e ha nominato curatore fallimentare Alessio Caltagirone Amante, di Montecatini. Da maggio senza soldi. La procedura fallimentare ha imposto la richiesta di una nuova cassa integrazione straordinaria a 12 mesi che però attende ancora l'approvazione del Ministero. Nonostante l'accordo a tre mesi con la Caripit di Agliana, grazie a una proroga concessa da Fidi Toscana, per l'anticipo di tre mesi della cassa integrazione, le dipendenti da maggio non hanno ancora riscosso un euro. «E intanto - spiega Monica Minelli - dobbiamo restituire una percentuale dei precedenti anticipi che, per un errore, ci erano stati tassati del 23% invece che del 4%». Il sito. «Il recupero e la vendita dello stabilimento è problematico - spiega Marco Ballati, Cgil -. La prima difficoltà sta nell'area non molto appetibile. La cig a un anno ci dà comunque la possibilità di avere ancora del tempo per cercare soluzioni per l'area e per il reimpiego delle lavoratrici. L'obbiettivo è di ridargli vita, ma nessuno ha come unico obiettivo quello del tessile, anche se, nonostante sia effettivamente un "settore maturo", ha degli spiragli di innovazione. C'è da dire però che gli imprenditori locali sono, a dir poco, molto titubanti». Il tessile e le donne. «Il tessile - continua - è ancora un settore importante per l'occupazione della zona e in particolare per quella femminile che sta subendo pesanti riduzioni. «Molte di noi - spiega Silvia Filippini, ex Kappa 2 - stanno facendo corsi di formazione. Pochissime hanno ritrovato lavoro e sono tutti impieghi labili e precari. Io ho ripreso in mano il mio diploma di ragioneria e sto facendo uno stage in contabilità».
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