Toscana
CONTROTENDENZA
Pistoia agli ultimi posti nel ricorso al parto cesareo
F.A.
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Un corridoio dellospedale 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Anche se non è l'unica causa, l'innalzamento dell'età delle gravidanze comporta anche un aumento dei parti cesarei. I dati parlano chiaro: ricorrono al cesareo il 40% delle donne ultraquarantenni, il 34% delle ultratrentacinqueni e solo il 25% delle donne con meno di 25 anni. Questa proporzionalità diretta è maggiore nei casi di seconde gravidanze dopo la prima col cesareo, quando il feto è in posizione podalica (cioé coi piedi al posto della testa) ed in altre evenienze. Tuttavia, la modalità del parto è una scelta della donna e, soprattutto fra le donne immigrate di alcune etnie, sembra esserci una diffusa tendenza a partorire col cesareo: in anestesia, pensando che sia una via meno dolorosa e che comporta meno rischi. A Pistoia, però, questa tendenza è meno presente che altrove: nell'area dell'Asl 3, siamo penultimi in Toscana, seguiti solo da Prato, città che, avendo una forte immigrazione, ha anche una popolazione molto giovane, quindi in cui anche le maternità avvengono in età mediamente più giovanile. «La tendenza attuale, ed anche il nostro messaggio che tendiamo a diffondere - dice il dottor Mario Nuzzi -, è quello al maggior ricorso possibile al parto vaginale, anche nelle circostanze nelle quali in passato si tendeva ad accordare con facilità il parto cesareo. Il discorso dei rischi maggiori si è dimostrato non veritiero, in molti casi». Un altro dato interessante è quello sulla bassa mortalità pre-natale: Pistoia è al 23%, contro il 28% della media Toscana e il 36% della media nazionale.
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