Gioco
«Io, anarchico come mio padre» Cristiano De André racconta i suoi ricordi, le sue passioni
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Cristiano De André sul palco durante uno dei suoi concerti Ieri sera in piazza Risorgimento la tappa quarratina del suo tour «La musica, un veicolo per denunciare le brutture del mondo»
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QUARRATA. «Una selezione di canzoni di cui ho intensi ricordi personali, ma anche una denuncia del declino in corso dell'Impero Occidentale. Io sono un anarchico. Come mio padre. E credo doveroso denunciare attraverso la musica le brutture di questo tempo». Così Cristiano De André racconta il suo tour "De André canta De André" che, iniziato nel 2009 per il decimo anno dalla scomparsa di Fabrizio De André, ha riscosso in tutta Italia un enorme successo. Ieri sera le note del "Faber" hanno fatto tappa in piazza Risorgimento a Quarrata. «Ogni canzone ha una storia - racconta Cristiano - e mi ricorda un preciso momento in cui mio padre la scriveva, la cantava, la interpretava. Della selezione scelta per il tour mi piacciono molto "Ho Visto Nina Volare", ma anche le canzoni in genovese, o "Amico Fragile", che sento molto vicina proprio perché vengo da un periodo non facile della mia vita». Una canzone che gli ricorda anche suo padre: «Se dovessi indicare, tra tutte le canzoni di mio padre, quella che, ai miei occhi, lo rappresenta meglio, forse sceglierei proprio "Amico Fragile". Sì, mio padre era molto fragile». Un ricordo tenero e intenso dell'infanzia di Cristiano è racchiuso anche in "Verranno a chiederti del nostro amore": «Mi ricordo una notte in cui io ero a letto, ma non riuscivo a dormire. Ero piccolo e uscii dalla mia camera per andare verso i miei genitori. Li sorpresi abbracciati mentre mio padre stava cantando a mia madre "Verranno a chiederti del nostro amore": gliel'aveva dedicata». Cristiano De André ha già sette album alle spalle e una carriera da musicista iniziata a pochi anni di vita, quando per la prima volta ha imbracciato la chitarra. «Sono cresciuto in un ambiente intriso di musica e arte - racconta - Credo però che la mia scelta di rimanere in quell'ambiente, non sia legata alla presenza di mio padre. Fin da piccolo sono stato attratto dalla musica: a sei anni suonavo la chitarra, a 17 il violino, poi sono entrato in conservatorio e da lì ho continuato e studiare musica, a comporre, a suonare altri strumenti». Un virtuosismo che Cristiano sfoggia anche sul palco di "De André canta De André. «Per me la musica è una passione che mi permette di esprimere quello che sento, di creare un dialogo con le persone e che non ho portato avanti solo perché ero figlio di mio padre. I miei figli per esempio hanno preso tutta un'altra strada... e meno male direi! Quella di questo tour è una parentesi importante della mia carriera, che ho deciso di portare avanti per omaggio a mio padre e anche per avvicinare, attraverso arrangiamenti diversi, sempre più persone alle canzoni d'autore». Ma fare musica è anche un impegno sociale. «Mi definisco un anarchico, proprio come mio padre, e in un periodo in cui la politica non si capisce da che parte si diriga credo sia doveroso che la musica diventi un veicolo per denunciare le brutture del mondo. Attraverso la musica io mi rivolgo all'uomo, che deve iniziare a credere in se stesso, smettere di avere paura e non delegare più agli altri le scelte e le idee importanti. Bisogna credere in noi stessi!». Il tour De André canta De André si concluderà ad ottobre. «Forse il prossimo anno - spiega Cristiano - rifaremo qualche data, e in primavera, a Milano, organizzeremo sicuramente una grande festa di chiusura di questa esperienza. Entro l'anno, poi, uscirà il secondo album live del tour: il primo è già uscito con undici brani. Poi ricomincerò a proporre le mie canzoni, a scrivere i miei testi, a fare la mia musica».
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