Sicurezza
Fiori in memoria della piccola Ione
◗
Da sinistra, il prefetto Lubatti e il sindaco Berti alla cerimonia Prefetto e sindaco alla cerimonia nel chiostro del palazzo comunale Studioso scova episodi inediti accaduti dopo la liberazione della città
2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Ieri mattina nel chiostro del palazzo comunale, è stata deposta una corona di fiori sotto la lapide in memoria della piccola Ione Pacini uccisa a soli 5 anni il 10 settembre 1944 da un pezzo di granata che i tedeschi sparavano sulla città. Alla cerimonia erano presenti il prefetto Mauro Lubatti e il sindaco Renzo Berti. Intanto emergono sempre nuovi episodi avvenuti dopo la liberazione grazie agli studiosi. Uno di questi lo ha raccolto Roberto Daghini e ruguarda la zona di Casalguidi Per ovviare al mantenimento dell'ordine pubblico a Pistoia, gli alleati a fine settembre 1944 imposero ai partigiani la consegna di tutte le armi in loro possesso. Molti ubbidirono ma altri, in particolare gli anarchici, non aderirono e tennero le armi nascoste. La città non era affatto tranquilla, non erano rari scontri e scazzottate con le truppe di colore ed ex partigiani; numerose anche le rapine. I contrasti con gli alleati accadevano perché questi, in particolare i soldati di colore, erano soliti ubriacarsi e molte volte davano fastidio alle donne. Sembra che nel dicembre 1944 al circolo dei partigiani che si trovava in via del Can Bianco, ci sarebbe stata una rissa e all'arrivo della Mp (Militar police), nelle vie limitrofe, un italiano avrebbe ucciso un militare alleato (su questo doloroso avvenimento però non esistono documenti scritti). Le autorità alleate per pacificare e anche per mettere a tacere dissensi per il loro operato diedero ordine di rastrellare i partigiani più attivi, delle formazioni S. Fedi, Bozzi e Frosini e di inviarli al campo di internamento a Terni. Uno di questi fermati era Silvio Februari partigiano della Silvano Fedi. Questi venne arrestato dall'Amg il 5 dicembre 1944 in seguito al possesso di armi trovate nella sua abitazione in via Pontassio a Casalguidi. Februari, figlio di Benvenuto e Dina Chiti, era un colono dal carattere buono e remissivo, non in buona salute e molto benvoluto e rispettato. Per questi motivi la cosa destò molto scalpore e stupore tra i compagni non arrestati. Vedendo che non veniva rilasciato, il 17 dello stesso mese alcuni partigiani si presentarono al carcere di Pistoia e armi alla mano lo liberarono. Ironia della sorte, questi poi morì per cause naturali a soli 23 anni il 6 ottobre 1946 a Casalguidi. R.P.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
