Il Tirreno

Pistoia

Come schiavi nell'azienda fantasma

Marta Quilici
A sinistra i carabinieri mettono i sigilli al capannone di Casini. Sopra i militari dell’Arma davanti all’ingresso dell’azienda fantasma. A destra uno dei giacigli su cui riposavano gli operai cinesi clandestini
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A sinistra i carabinieri mettono i sigilli al capannone di Casini. Sopra i militari dell’Arma davanti all’ingresso dell’azienda fantasma. A destra uno dei giacigli su cui riposavano gli operai cinesi clandestini

Clandestini costretti a cucire giorno e notte per poche centinaia di euro

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 QUARRATA. Ennesimo successo dei Carabinieri della Compagnia di Pistoia e del Nucleo ispettorato del lavoro nella lotta allo sfruttamento della manodopera illegale e clandestina e al contrasto della concorrenza sleale. Scoperta a Casini un'altra "ditta-fantasma", del tutto irregolare, in cui lavoravano al nero cittadini cinesi, per oltre la metà clandestini.  Erano in nove a lavorare, mercoledì notte, in un capannone fatiscente situato in una traversa (subito dopo il Bar Vinicio) di via Statale, a Casini, quando i Carabinieri della Stazione di Quarrata - coadiuvati dai militari della Compagnia e del Nucleo ispettorato del lavoro, dall'Inps e dall'Inail - hanno effettuato il blitz. La titolare - una 47enne cinese, è stata denunciata per sfruttamento della manodopera clandestina. Sotto sequestro lo stabile.  Sono ancora in corso indagini per capire quali ditte italiane potessero godere della manodopera a basso costo garantita dalla ditta cinese.  Nel capannone c'erano una decina di macchine da cucire con pezze e stoffe ammassate ovunque. Gli operai cinesi erano al lavoro come tutte le notti: dei nove presenti, tutti sprovvisti di regolare contratto di lavoro, ben 5 non avevano permesso di soggiorno. Due di questi, inoltre, erano già stati colpiti da un ordine di espulsione e per loro sono scattati gli arresti. Per gli altri tre è stata avviata la procedura di espulsione. A sfruttare gli operai cinesi era una loro connazionale, (L.W.), per la quale, come detto, è partita una denuncia per sfruttamento della manodopera clandestina.  Quella di Casini era una vera e propria azienda-fantasma che lavorava nel settore tessile e della maglieria, pur non essendo iscritta ad alcun registro della Camera di Commercio. Gli operai percepivano un salario molto basso a fronte di un lavoro settimanale molto pesante. I carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno appurato l'esistenza di numerose violazioni delle normative di diritto del lavoro e hanno così sospeso l'attività, elevando sanzioni amministrative e recuperando contributi previdenziali per 80mila euro. L'immobile, le attrezzature e i prodotti della lavorazione sono stati sequestrati.  Il capannone, oltre alle macchine, ospitava anche una cucina e alcuni giacigli su cui gli operai si riposavano a turno durante le nottate di lavoro. Il capannone, però, non era attrezzato per un vero e proprio pernottamento. In una prima stanza, delle dimensioni di un ripostiglio, era stata inserita una macchina da cucire, sul cui piano di lavoro era stata stesa una coperta e un fagotto per cuscino. In un'altra stanza, appena più grande, un vecchio divano serviva probabilmente allo stesso scopo.  Dallo stanzone con le macchine da cucire si poteva accedere inoltre a un piccolo spazio all'aperto in cui era stata improvvisata una cucina con una piccola dispensa, con tanto di riso, spaghetti di soia ed altro.

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di Redazione web