Sicurezza
Le imprese non riscuotono e vanno in crisi
Francesco Albonetti
La Cna: «E' la vera emergenza, privati ed enti pubblici pagano sempre più in ritardo»
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PISTOIA. Ritardi nei pagamenti da parte dei committenti e le imprese, piccole e medie in testa, vanno in crisi. E' una delle novità di questa fase economica, in cui sott'accusa non ci sono più le banche che non accordano i finanziamenti. Un problema serio, da mettere in serie difficoltà alcune aziende, che, non riscuotando da mesi per i lavori svolti, si trovano al limite del dover licenziare e chiudere. Tanto che dalle associazioni artigiane arrivano nuove forme di accordi con le banche: non più per finanziare i progetti o agevolare le imprese nella liquidità, ma rivolti direttamente ai clienti. Insomma, imprese contro imprese e qualcuno nel mondo artigiano inizia a pensare che i "grandi" tirano avanti meglio facendo lavorare gratis i "piccoli", cioé negando il pagamento del lavoro dovuto o ritardandolo entro limiti temporali ragionevoli. «Fra alcuni piccoli imprenditori ho sentito circolare una battuta - dice Sergio Giusti, direttore della Cna - Cioé quella che le banche dovrebbero aiutare quelli che dovrebbero pagarli, visto che l'impresa altrimenti andrebbe avanti bene. Il problema c'è sempre stato in questi anni di crisi, ma la portata si è così aggravata da costituire una vera novità. Sono sempre meno coloro che si lamentano delle banche, un po' perché si sono assueffatti, ma soprattutto perché adesso il vero problema sono i pagamenti in ritardo dei committenti. Sia pubblici che privati». La Cna sta completando un accordo con la Banca di Pistoia che va proprio in questa direzione: finanziare i clienti delle imprese, in modo che possano trovare forme agevolate per pagarle. Sono tanti i lavori e servizi per cui imprese più grosse - pubbliche o private - si affidano agli artigiani. Nel settore dell'impiantistica, per esempio, come nel caso dell'azienda di cui riportiamo il caso nell'articolo a fianco. «I motivi del ritardo dei pagamenti degli enti pubblici sono noti e dovuti al rispetto del patto di stabilità. C'è stato anche un intervento dell'Autorità sulla concorrenza nei confronti degli enti pubblici, ma lascia il tempo che trova, visto che l'Autorità è un ente dello Stato, lo stesso Stato che attraverso il patto di stabilità mette nelle peste i Comuni. Più grave è però quando i ritardi arrivano dai committenti privati e qui si ha davvero la sensazione che le imprese più grosse approfittino della posizione dominante e del fatto che la giustizia non funziona per ritardare i pagamenti, una vera e propria nuova forma di finanziamento. Giustizia che non punisce le «morosità», a volte superiori all'anno, tanto che a livello di Unione europea stanno valutando di istituire nei Paesi membri un limite di trenta giorni per i pagamenti. Questa situazione tocca meno il mondo dell'industria, ma il direttore di Assindustria Carlo Stilli ammette che il problema esiste: «C'è sempre stato negli ultimi anni e si avverte soprattutto quando il comittente che non paga è un ente pubblico e una grossa azienda. Per gli enti pubblici, deriva principalmente dal patto di stabilità e al mancato traasferimento di risorse dal centrale al locale. Si è tentato con accordi e protocolli di affrontare il problema, ma ancora la soluzione è lontana. Quanto ai privati, senza citare il caso più noto, ce n'è stato un altro di una cartiera che ha messo in serie difficoltà le imprese di fornitura».
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