Il Tirreno

Pistoia

«La memoria è un bagaglio prezioso»

La cerimonia di ieri in Sala maggiore
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La cerimonia di ieri in Sala maggiore

In Sala maggiore la cerimonia della liberazione della città Il sindaco Berti annuncia: «Una lapide per ricordare la piccola Ione Pacini»

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 PISTOIA. La pioggia torrenziale ha costretto gli organizzatori a spostare la cerimonia ufficiale del 66º anniversario della liberazione della città dal nazi-fascismo nella Sala maggiore di palazzo comunale.  Fu una liberazione parziale perché per tutto l'inverno sulle montagne rimasero le truppe naziste che continuarono a minacciare la città e a produrre altri morti.  Tra queste, Berti ha ricordato quella di una bambina di soli cinque anni, la piccola Ione Pacini, uccisa nel cortile del palazzo comunale dove stava giocando, dallo spezzone di una granata tedesca. Accadde il 10 settembre, due giorni dopo i festeggiamenti che ebbero come punto centrale la stessa piazza del duomo. Tra pochi giorni torneremo a ricordarla - ha annunciato il sindaco -, davanti alla lapide che abbiamo voluto affiggere in sua memoria nel luogo della sua uccisione. E al di là del modo con cui lo faremo so già che mi commuoverò. È un sentimento, quello della commozione, che mi assale spesso quando mi trovo a riflettere sulle ingiustizie o sulle tragedie che riguardano i bambini. Non so se ciò dipenda dalle mie condizioni soggettive o dal contrasto amaro che implicitamente emerge dal raffronto tra quelle specialissime sensibilità e delicatezze e il generale torpore nel quale ci troviamo immersi».  Ma liberazione da una dittatura non significa di per sé libertà acquisita per sempre. Il sindaco ha invitato alla riflessione.  «Se siamo tuttora convinti dell'importanza di quella vittoria - egli ha detto -, se siamo davvero consapevoli che la libertà non è mai acquisita per sempre, se continuiamo ad essere riconoscenti a tutti coloro (partigiani, forze alleate, popolazione) che si adoperarono per il suo recupero e nel contempo, se sentiamo, come io sento, diffusa intorno a noi una miscela di indifferenza e conformismo,se vediamo realmente a rischio un intero bagaglio di conquiste sociali, se ci appare flebile l'opposizione al revisionismo strisciante che ha caratterizzato questi ultimi anni,se insomma siamo consapevoli che così non può andare possiamo fare qualcosa che vada al di là della denuncia e della manifestazione del nostro scontento. Possiamo trasformare il bagaglio prezioso della memoria e la visione lucida del nostro presente, il clamoroso contrasto che ne ricaviamo nei primi ingredienti di una sensibilità rinnovata, di una nuova ricostruzione».

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