Il Tirreno

Pistoia

L’ex prof Giuliano Livi definisce grave la decisione di alzare il numero degli studenti

«Non c'è risparmio, semmai un danno»

F.A.
Giuliano Livi ex insegnante e presidente dell’ Accademia del Ceppo
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Giuliano Livi ex insegnante e presidente dell’ Accademia del Ceppo

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 PISTOIA. Il sovraffollamento delle classi è un problema serio, il più grave fra quelli denunciati negli ultimi tempi sul fronte dell'universo scuola. Ne è convinto Giuliano Livi, noto prof di italiano oggi in pensione e presidente dell'Accademia del Ceppo. «Aumentare il numero dei ragazzi per classe è la cosa peggiore che si possa fare - dice Livi - Non c'è la possibilità di seguire i ragazzi, non solo dal punto di vista didattico, ma anche e soprattutto della loro vita e maturità, se ha ancora un senso il famoso detto che la scuola è magistra vitae. Si potrebbe obiettare che in Giappone hanno classi con 45 ragazzi, ma quella è un'altra cultura».  Fermiamoci alla didattica: una classe con oltre trenta alunni, non può essere seguita a dovere. «Non è possibile fare più di un'interrogazione a quadrimestre e ci si deve affidare a quelle forme di prove e verifiche come i questionari che lasciano il tempo che trovano - prosegue Livi - perché coi ragazzi bisogna parlarci e conoscerli. I ragazzi hanno bisogno e diritto di un rapporto migliore coi loro insegnanti. Un problema grosso nelle scuole superiori, ma ancora maggiore a livello di scuola media».  L'ex docente ricorda un episodio di tanti anni fa, quando insieme ad altri insegnanti si battè contro l'intenzione del provveditore di fare classi numerose al liceo scientifico per sopperire alla mancanza di spazi. «Quella volta ci appellammo alla legge e alla fine il provveditorato fece marcia indietro, concendendo gli spazi per tre aule di liceo in un altro istituto vicino».  Ma c'è anche un altro risvolto, quello economico. «Se il ministero motiva la deroga al limite di studenti per classe con la necessità di risparmiare, sbaglia i conti, perché alla fine dell'anno può esserci l'effetto contrario». Infatti, la tendenza delle classi numerose, generalmente, è quella di essere sfoltite negli anni successivi attraverso un numero elevato di bocciature. «Ogni ragazzo che boccia, e qualcuno ha anche fatto i conti, costa tantissimo allo Stato e alla comunità».

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