Il Tirreno

Pistoia

Mobile, 250 operai in cassa integrazione

Marta Quilici
Un’azienda che produce mobili imbottiti
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Un’azienda che produce mobili imbottiti

Cgil: «Richieste in calo, ma chi manca all'appello è perché ha già perso il lavoro»

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 QUARRATA. Sono 250 gli operai in cassa integrazione del settore del legno, mobile e arredamento. E quattro soltanto sono le aziende che in questi giorni partecipano alla fiera Maison&Object di Parigi. Questa è la situazione con cui si presenta il settore del mobile quarratino dopo questa pausa estiva. Dall'inizio dell'anno sono oltre una decina le aziende che hanno optato per esuberi importanti di personale: alcune hanno dimezzato le maestranze, altre, da 4, 5, massimo 10 dipendenti, hanno chiuso, un'altra ha cessato la produzione e si occupa solo del commercio, dopo aver mandato a casa 15 operai.  «In questo momento, soltanto nel settore del legno e arredamento - spiega Riccardo Cappellini, della Cgil - abbiamo 150 persone circa in cassa integrazione ordinaria e circa un centinaio in cassa integrazione in deroga. Sono numeri più bassi rispetto a quelli a cui eravamo purtroppo abituati un anno fa, ma la sensazione è che non ci sia un miglioramento: chi manca è perché ha già perso il lavoro. Il governo prima diceva che la crisi non c'era, poi che era passata; la realtà è che c'è e se ne sentono ancora gli effetti».  Sono poche le aziende che a Quarrata non hanno mai richiesto, in questi ultimi due anni, qualche ora di cassa integrazione: "«Si conta sulle dita chi non ha mai ricorso ad ammortizzatori sociali, anche perché la crisi ha minato un tessuto già provato. Le aziende con un calo di fatturato del 40%, paradossalmente, sono tra quelle meno a rischio. Ci sono aziende, infatti, il cui fatturato quest'anno è calato del 50% o anche del 70%. Adesso la preoccupazione è per il tessuto sociale quarratino, che si regge in gran parte sul mobile».  Basti pensare che 250 persone in cassa integrazione significano, per Quarrata, una persona ogni cento abitanti (compresi pensionati e bambini).  «La ricollocazione dopo aver perso il lavoro - continua Cappellini - è difficilissima: il settore del mobile non riassorbe niente. Molti sono costretti a vivere sulle spalle della famiglia. Altri trovano impieghi precari, per qualche mese. Le donne si ricollocano spesso a fare le pulizie. In tutti i casi comunque il problema è che le professionalità vengono disperse».  E aggiunge: «Adesso il ricorso agli ammortizzatori sociali ha assunto livelli molto alti. Anche per questo chiediamo da tempo che vengano fatte delle modifiche: la cig ordinaria deve essere raddoppiata da 52 a 104 settimane. Inoltre va risolto lo squilibrio che c'è tra i dipendenti di aziende con più o meno di 15 dipendenti: prendiamo due persone di 51 anni che lavorano, la prima, in un'azienda di 14 lavoratori, l'altra, in una di 16; se vengono licenziate, alla prima spetterà soltanto il sussidio di disoccupazione per 12 mesi, l'altra avrà diritto a 3 anni di mobilità».  

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