La protesta
Task force formata da Provincia, Atc, associazioni agricole e venatorie chiede invano la deroga
E' lo storno il nuovo flagello
Francesco Albonetti
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La panchina sotto l’albero di un giardino pubblico piena di deiezioni degli storniDanni alle colture e in città, ma non si può cacciare
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PISTOIA. Un flagello per l'agricoltura, un rischio per l'igiene cittadina e una preda appetibile e negata per i cacciatori. Parliamo dello storno, uccello che affolla con grandi numeri i nostri cieli ed al centro, nelle ultime settimane, di vivaci polemiche. Ieri era il giorno di pre-apertura della caccia, domenica si replicherà: ma in Toscana lo storno non si potrà cacciare. Provincia, Atc, associazioni agricole e venatorie pistoiesi, insieme a alcuni Comuni, le hanno provate tutte per chiedere alla Regione una deroga alla caccia dello storno. In un documento congiunto, inviato recentemente all'assessore all'agricoltura della Regione Giovanni Salvadori, enti e associazioni pistoiesi hanno chiesto di poter prelevare la specie nelle aree agricole della provincia di Pistoia. Lo storno risulta infatti estremamente dannoso per l'agricoltura, specialmente per le piccole e medie aziende, tipiche del territorio provinciale, con colture olivicole, vitivinicole e ortofrutticole. Sul territorio Atc 16, i danni in questo settore risarciti ammontano a oltre 20.000 euro nell'ultimo biennio. A questi vanno aggiunti i danni che gli storni provocano agli immobili o ai tetti, luogo di nidificazione privilegiato. Se si vuole prevenire un aumento considerevole dei danni - fanno notare Provincia e associazioni - bisogna proseguire con il prelievo in deroga nelle aree agricole, così come fatto negli scorsi anni e previsto dalla normativa vigente. Nello stesso documento è stato chiesto che la Regione si faccia portavoce presso il governo per l'inserimento dello storno fra le specie cacciabili, cosa che eviterebbe la formulazione del provvedimento di deroga. «L'argomento purtroppo è assai complesso - dice l'assessore provinciale alla caccia Rino Fragai - Infatti, tutto nasce da una direttiva europea che protegge questa specie, in considerazione del fatto che, a causa dei cambiamenti climatici, gli storni si sono spostati verso i paesi più caldi, mediterranei, sparendo quasi del tutto nel centro e nord-Europa. Per questo, chiedere i danni è aleatorio e poco conveniente per le aziende agricole, dal momento che non si sa chi dovrebbe risarcirli ed, inoltre, ricorsi e impugnazioni sono sempre dietro l'angolo e quasi sempre vincenti». La Regione, come hanno fatto in Emilia e Umbria, ha l'arma della concessione delle deroghe ma potendo agire solo sulla presenza di danni agricoli. «Come detto, quest'anno le richieste sono state poche e pervenute solo da pochi comuni - prosegue Fragai - Per questo il nostro è di rivedere la normativa, più che puntare ancora sulle deroghe e porre il problema a livello comunitario».
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