Il Tirreno

Pistoia

Funghi, ecco le zone ad alto rischio

Tiziana Gori
Ricerche di un disperso alla Badia a Taona
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Ricerche di un disperso alla Badia a Taona

Il Soccorso alpino ha tracciato per il Tirreno una mappa dei luoghi da evitare

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 PISTOIA. Le piogge d'agosto hanno favorito l'avvio anticipato della stagione dei funghi. Dall'Abetone all'Acquerino, sono decine i fungaioli che hanno preso d'assalto i boschi delle montagne pistoiesi. Ma la montagna nasconde molte insidie, anche per chi ne è un conoscitore esperto, e i casi di fungaioli dispersi, caduti o colpiti da malore degli ultimi giorni inducono a riflettere.  «È il peggior agosto degli ultimi cinque anni - commenta Simone Argentieri, responsabile della Stazione Appennino toscano del Soccorso alpino - Con un numero di persone disperse molto superiore a quello delle precedenti fine estate. Il boom dei funghi, sulle montagne pistoiesi, non è stato ancora toccato. Sarà alta stagione fino a fine settembre. A quote più alte, con maggior umidità, la nascita è migliore. Se, da un lato, gli appassionati non potranno che esserne contenti, per noi del Soccorso sarà uno dei periodi dell'anno di maggior lavoro. E anche un conoscitore esperto può essere vittima di una disavventura. Ecco consigliamo sempre di non andare da soli e di mantenersi in contatto costante con i propri compagni».  Abbiamo chiesto a Argentieri, una mappatura dei boschi della montagna pistoiese più pericolosi, quelli da evitare.  Canali sud monte Gomito. Secondo il Soccorso alpino, i boschi dalla Selletta ai Denti della Vecchia sono da evitare. In un'ipotetica scala di pericolosità guadagnano il primo posto. «Dalle cime degli impianti dell'Abetone - spiega Argentieri - tutto il costone che riguarda Campolino, il versante sud, insomma, fatto di costoni a strapiombo è da evitare, anche da parte di cercatori esperti».  Siviglioli - Pian Cavallaro - Monte Uccelliera - Balzo Nero - La Piastra. Dov'è disperso Roberto Nanni, il tappezziere in pensione di Bottegone di cui non si hanno più notizie da dodici giorni. «È il crinale pistoiese - lucchese di Pian di Novello. Formato da un solo sentiero che passa lungo costoni che in certi punti si riducono a 30 - 40 centimetri di larghezza. Con balzi di 150 - 200 metri, o pianori molto scoscesi, come ve ne sono nel Balzo delle Fate».  Monte Torto - Monte Cardoso - Torre del Fattucchio - Le Coste. «In zona Val Sestaione. Alla Torre del Fattucchio ci sono spicchi rocciosi alti oltre 30 metri. È una zona di funghi, gradita agli appassionati, ma sconsigliata se non si è conoscitori del luogo. Anche per la morfologia del terreno, composto in gran parte da scisto e arenaria, roccia friabile».  Diga di Verdiana - Costa delle Baccarete. «Dalla Panoramica di San Marcello, in direzione Spignana, troviamo la valle della Verdiana, con l'omonimo torrente. È una valle abbastanza chiusa, scavata dal fiume, con anfratti rocciosi e friabili. Facile scivolare».  Vene del lago Scaffaiolo - Balzo della Civetta - Il Barco. «Lo Scaffaiolo - ricorda il responsabile del Soccorso alpino - è un lago di origine vulcanica. Molto "dolce" il versante emiliano, a cui si arriva dagli impianti del Corno alle Scale. Il versante toscano, sempre a sud, è un disastro. Soggetto ad intemperie, con rocce "friabili" e canaloni impervi».  Canale della Stufa. «Un po' più a sud del lago Scaffaiolo, nella zona del rifugio di Porta Franca, gestito dal Cai (Club alpino italiano) c'è il Canale della Stufa. Ci si accede facilmente dall'Orsigna, con sei chilometri di strada forestale e 30 minuti di cammino. Il crinale tosco-emiliano vicino al rifugio è ricco di funghi ma con balzi scoscesi e pendii impervi». È qui che alcuni anni fa fu trovato, in primavera, appena disciolta la neve, il corpo di Mangiantini.  Coste dell'Orsigna. «Ci facciamo - spiega Argentieri - 3-4 interventi l'anno. Dall'inizio della valle dell'Orsigna, tutte le coste a sinistra sono pericolose. Più sali e più sono impervie».  San Pellegrino - Valle della Limentra. La zona della valle del Reno è meno dura del versante abetonese ma tutt'altro che facile e priva di pericoli. «L'ultimo intervento risale ad un mese fa: un fungaiolo di Capostrada ferito e ritrovato dopo alcune ore. Sono boschi impervi, si scivola facilmente. A questo riguardo ricordiamo di avventurarsi nei boschi con le giuste calzature: scolpite e alte. La scolpitura serve ad evitare le scivolate. L'altezza le fratture alle caviglie e i morsi di vipera».  Badia a Taona. Dove ha perso la vita, domenica mattina Franco Bucci, fungaiolo 72enne di Baggio, peraltro profondo conoscitore della zona. «Ci si accede - ricorda Argentieri - dalla Pistoia-Riola, dalla Limentrella, dal traforo della Collina. Anche questa è una zona ricca di funghi, ma circondata di canaloni».  Monte Pidocchina. «Ci si arriva dal Signorino. Tutti i valloni che portano alla Badia a Taona sono pericolosi. Questo non fa eccezione».

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